La memoria del calciatore Staccione parla all’oggi: dove sono le coscienze civili di noi adulti in Europa e nella nostra città?

A conclusione della settimana nella quale abbiamo celebrato il “Giorno della Memoria”, insieme al Panathlon Club abbiamo organizzato una cerimonia alla lapide che, all'interno dello stadio Zini, ricorda il calciatore della Cremonese Vittorio Staccione, morto a Gusen-Mauthausen nel 1945, deportato in quel campo di concentramento per le sue idee antifasciste.

Che cosa ci dice Staccione oggi? Ci dice che in quegli anni la coscienza civile di ogni persona si è affievolita e l’altro è stato discriminato. C’era un tarlo che è entrato piano piano nella coscienza di ognuno e di una società intera. Qualcuno ha avuto il coraggio di resistere. Oggi agli adulti prima che ai giovani domando: cosa sta succedendo in Europa e a Cremona oggi e che cosa pensa ognuno di noi sul significato dell’altro? Staccione fece resistenza al fatto che l’altro fosse considerato subumano. Dunque, dobbiamo essere duri e anche crudi altrimenti non vale: quello che è capitato allora, pur nel tema della sicurezza, della concretezza e del realismo, sta capitando oggi? Dove siamo noi, dove sono le coscienze di noi adulti in Europa e qui nella nostra città? Rivolgo questa domanda agli adulti: è molto più difficile rivolgersi a noi stessi perché è alla nostra generazione di adulti che i nostri giovani guardano. E ai ragazzi che hanno tante energie da liberare e che dobbiamo ascoltare, chiedo di porsi questa domanda: per che cosa siete disposti a dare la vostra vita? Io tutti i giorni questa domanda dura la rivolgo a me stesso.

Al termine della cerimonia, con il presidente del Panathlon Giovanni Radi e tre studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “J. Torriani” e del Liceo “G. Aselli” abbiamo deposto un mazzo di fiori alla lapide di Vittorio Staccione, mentre il violoncellista Andrea Nocerino dell’Istituto di Studi Superiori C. Monteverdi ha eseguito un breve brano musicale.

VITTORIO STACCIONE

Vittorio Staccione, nato a Torino il 9 Aprile 1904, di famiglia operaia viene notato da Enrico Bachmann, famoso giocatore del Torino e viene inserito nelle giovanili della squadra granata. Esordisce in prima squadra nel febbraio 1924 contro l’Hellas-Verona. Nel campionato seguente viene prestato alla Cremonese dove gioca 25 partite in Prima Divisione Nord. Al termine del campionato i grigio-rossi giungono settimi e Staccione viene ripreso dal Torino dove l’anno successivo disputa 18 gare. Dal 27 al 31 approda alla Fiorentina dove conta ben 94 presenze e dal 1931 al ’34 termina la carriera al Cosenza in serie B. Finita l’esperienza calcistica, torna a fare l’operaio alla FIAT di Torino. Fu proprio in quel periodo che Staccione maturò la sua convinta adesione all’antifascismo, tanto da essere ben presto notato e schedato dall’OVRA, la polizia segreta fascista. Il pericolo ormai incombente non lo fece però desistere dall’impegno contro un regime che aveva portato il Paese in guerra e alla fame: il 13 marzo 1944 fu catturato insieme al fratello Francesco dalle SS e, dopo essere stato portato a Verona, fu internato nel campo di sterminio di Gusen-Mauthausen il 28 dello stesso mese. Etichettato come oppositore politico, gli fu tatuato sul braccio il numero di matricola 59160. Nel lager Vittorio Staccione riuscì a resistere un anno, nel corso del quale fu ripetutamente percosso dalle SS. Proprio nel corso di uno questi pestaggi riportò una profonda ferita alla gamba destra che, mal curata, causò setticemia e cancrena e lo portò infine alla morte proprio pochi giorni prima che le truppe alleate riuscissero a liberare il campo.

Abbiamo costituito il nuovo Comitato di Liberazione e Costituzione
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