Giornata della Memoria, le parole di odio e di indifferenza non sono ‘lapsus’. Siamo sentinelle nel quotidiano con gesti e parole di speranza!

In occasione della Giornata della Memoria, grazie a Panathlon, Comune, U.S. Cremonese e Rete Scuole Superiori della Provincia di Cremona, un momento bello di riflessione sull'odio di ieri e di oggi allo stadio “Giovanni Zini”, dove nel 2015 abbiamo inaugurato la targa in ricordo del calciatore Vittorio Staccione, che ha giocato nel Torino, nella Cremonese e nella Fiorentina, morto nel campo di concentramento di Gusen-Mauhtausen il 4 marzo 1945.

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IL DISCORSO LETTO DA RICCARDO, STUDENTE DELL’ITIS DI CREMONA

Siamo qui oggi perché Vittorio Staccione, calciatore della Cremonese, rappresenta il contributo che anche il mondo dello sport ha dato alla riconquista della libertà per l’Italia e per il mondo.

Durante la nostra visita ai campi abbiamo appreso che Vittorio Staccione era fra i deportati che sono stati inseriti nelle file di Gusen, dove, per quanto possibile, il trattamento loro riservato era più atroce di quello dello stesso Mauthausen.

Riteniamo che il messaggio arrivato fino a noi dal vissuto di questo calciatore possa essere l’icona di una vita all’insegna della libertà e dell’uguaglianza, pronta a sacrificarsi per la difesa di questi ideali. Per questo vogliamo ricordare quanto accaduto nello Stadio Olimpico di Roma nel mese di ottobre, denunciandolo come un oltraggio alle vittime ebree della Shoah, a tutte le vittime del Nazifascismo, e soprattutto alla figura della giovane Anna Frank, simbolo della fiducia nell’umanità.

Lo scorso anno abbiamo aderito all’iniziativa del viaggio della memoria, nell’ambito della quale è stata realizzata un ricerca sui cittadini cremonesi deportati a Mauthausen e Gusten. Grazie alle informazioni acquisite si è creato un legame molto forte tra noi e questi ‘sconosciuti’, che sono diventati nostri concittadini, nostri fratelli, che hanno sacrificato la loro vita per la conquista della libertà.

Quando siamo entrati nel campo però è diventato più forte il senso di appartenenza alla collettività umana. All’unica “razza”, all’umanità, senza divisioni e particolarismi. I cittadini cremonesi deportati sono diventati improvvisamente una minima parte delle persone che la macchina Nazista aveva coinvolto nei suoi orrori.

Qui erano vissuti e morti cittadini sovietici, polacchi, ungheresi, jugoslavi, francesi, spagnoli, cecoslovacchi, greci, tedeschi, belgi, olandesi, norvegesi, inglesi e americani. Erano uomini di tutte le nazioni quelli caduti vittime della follia nazista. Ed erano uomini, non animali, ma uomini, incredibilmente uomini coloro che – a vario titolo – si erano resi colpevoli degli atroci crimini commessi nei campi.

Tutti abbiamo visto film e letto libri sulla Shoah e sulla deportazione, ma ciò che ci è stato raccontato al campo andava al di là della nostra immaginazione; generava paura, indignazione, terrore.

Ascoltando le parole della guida ci pioveva addosso tutto l’orrore delle azioni disumane compiute dalle SS e dai Kapò verso i prigionieri.

Dalla storia di Mauthausen abbiamo capito che l’uomo non si trasforma in un mostro all’improvviso. Attraverso passaggi graduali e successivi egli può arrivare a spogliare di ogni dignità altri uomini. Col consenso della società ‘civile’ o – almeno – con la sua complice passività.

Questo succedeva in Austria negli anni tra il 1938 e il 1945. La gente che viveva nei dintorni continuava la propria vita, giocava a calcio e faceva feste all’ombra delle baracche di Mauthausen. Nessuno protestava (solo una famiglia del posto cambiò residenza). La gente aveva imparato a convivere con queste atrocità, fino a non riconoscerle più, fino a non capire che il concetto stesso di umanità si stava disgregando sotto i loro occhi.

Noi abbiamo paura che questo possa ripetersi.

Come studenti dell’Itis Torriani e come cittadini italiane ed europei sentiamo il dovere di far vivere il ricordo di quanto successo partendo dalle realtà del nostro territorio. Per questo ringraziamo la rete di scuole e la nostra scuola che dal 2009 si impegnano per trasmettere questo messaggio alle giovani generazioni, permettendo loro di visitare di persona i luoghi e sentire testimoni che recano ancora i segni di quelle persecuzioni. Ringraziamo il Panathlon e l’Amministrazione comunale che tutti gli anni promuovono iniziative per commemorare la Giornata della Memoria, contribuendo a mantenere vivo in noi il ricordo.

Combattiamo l’indifferenza,
impariamo ad osservare,
aiutiamoci a testimoniare.

© Gianluca Galimberti Sindaco 2019, All rights reserved