Torriani protagonista al Museo della Scienza di Milano. Storia e tecnologia: così riscopriamo il nostro Genio del Rinascimento

Oggi abbiamo presentato la mostra ‘Janello Torriani, Genio del Rinascimento’ al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano insieme al Direttore Generale Fiorenzo Galli, a Luigi Vinci della Fondazione Arvedi, a Tiziano Neviani di Unomedia e a Cristiano Zanetti, co-curatore della mostra insieme a Cinzia Galli.

Qui, al Museo della Scienza di Milano, si sono formati tanti giovani nel nome della “scienza che è cultura” come c’è scritto all’ingresso di questo museo. La relazione tra il Museo della Scienza e Cremona è già vivissima con l’area acciaio della Fondazione Arvedi nel percorso espositivo che rappresenta la capacità imprenditoriale e di innovazione tecnologica nel nostro territorio e con il sottomarino Enrico Toti. Una relazione che cresce ancora di più con la mostra Torriani.

Crediamo infatti che la politica culturale di una città e di un paese debba avere alcune idee di fondo. Ogni evento che costruiamo deve generare cultura, costruendo relazioni e legami con altre istituzioni e altri musei. Questo c’è con la mostra Torriani. Non solo, ma dalla relazione con il Museo della Scienza e dai prestiti nasceranno materiali multimediali innovativi importanti che da Cremona torneranno a Milano e rimarranno a Milano.

Siamo convinti che oggi, nei nostri sistemi museali, si debba raccontare una cultura fondata e di sostanza e contemporaneamente che sappia parlare nuovi linguaggi e che sappia attrarre cittadini giovani. L’innovazione tecnologica è sfida di rielaborazione di tradizione e di sostanza e di scienza. Una sfida che facciamo nostra con la mostra Torriani e che permarrà in modo sistematico nei percorsi museali cittadini.

Con questa mostra riscopriamo personaggi grandissimi non per metterli nelle teche ma per dire cosa ci dicono oggi. Dondi e Torriani erano i maestri del tempo capaci di mettere in relazione gli astri con il tempo della terra. Il mondo platonico grazie a loro non è più così lontano. Così la grande capacità di Torriani che è la miniaturizzazione ci ridice oggi che il tempo assoluto è tempo della terra. Parlare di Torriani vuol dire, quindi, parlare della base della Rivoluzione Industriale, di un approccio innovativo. Oggi quale nuovo Rinascimento è possibile? Qui, in questa mostra, possiamo trovare gli ingredienti del nuovo Rinascimento.

Un ringraziamento agli sponsor che hanno creduto in questo progetto e che hanno investito nella mostra, investendo quindi sul proprio territorio e sulle proprie aziende che operano in questo territorio. Grazie al Museo della Scienza, alla Fondazione Arvedi e a Unomedia con cui abbiamo costruito la mostra, alle scuole che non sono solo fruitrici di questa esposizione ma sono protagoniste (e anche e soprattutto questo è fare cultura!), alla Fondazione Janello Torriani di Madrid, allo staff del Comune di Cremona con Cinzia Galli, esempio di come anche lavoratori pubblici danno la vita per la comunità, e con il curatore Cristiano Zanetti. Grazie in particolare alla Fondazione Bracco con la dottoressa Bracco che ha creduto fin da subito in questa mostra e a tutti i Friends of Stradivari.

IL MUSEO DELLA SCIENZA NELLA MOSTRA TORRIANI

Il Museo della Scienza e della Tecnica partecipa alla grande mostra cremonese su Janello Torriani con alcuni prestiti d’eccezione. Tra questi la copia perfetta del celeberrimo Astrario di Dondi, uno dei capolavori della scienza e della meccanica medievale.

L’orologio originale risale alla seconda metà del 1300. Le ultime notizie relative all’Astrario dondiano risalgono al 1529 quando viene citato in occasione dell’arrivo in Italia di Carlo V, re di Spagna e Imperatore del Sacro Romano Impero. Descritto ormai come in cattivo stato di conservazione e necessitante di manutenzione, andò presumibilmente distrutto negli anni successivi.

Il Tractus Astrarii scritto da Giovanni Dondi riporta fedelmente il lavoro di progettazione e costruzione dell’orologio astronomico. La copia di questo testo, conservata presso la Biblioteca Capitolare di Padova, ne ha permesso la ricostruzione in epoca moderna. E l’esemplare milanese ne è perfetta testimonianza. Questo affascinate e complessissimo orologio astronomico mostra l’ora, il calendario annuale, il movimento dei pianeti, del Sole e della Luna. Inoltre, per ogni giorno sono indicati l’ora dell’alba e del tramonto (alla latitudine di Padova, città dove lo realizzò il Dondi), la “lettera domenicale” che determina la successione dei giorni della settimana e il nome dei santi e la data delle feste fisse della Chiesa.
Anche Torriani, al seguito di Carlo V, venne affascinato da questi sofisticatissimi strumenti e ne realizzò diversi, come la mostra cremonese racconta.

Sempre dal Museo della Scienza e della Tecnica arriverà a Cremona anche un trattato che potrebbe essere definito come la “summa” delle conoscenze tecniche e tecnologiche, meccaniche in particolare, del Cinquecento.

Si tratta de Le diverse et artificiose machine di Agostino Ramelli. L’opera dedicata al re di Francia, pubblicata a Parigi nel 1588, consiste di 195 capitoli, ciascuno dei quali contiene l’illustrazione e la descrizione, in francese e in italiano, di una diversa macchina. Si tratta nella maggioranza dei casi di macchine per il sollevamento dell’acqua (norie, viti di Archimede e soprattutto una grande varietà di pompe), ma sono presenti anche vari tipi di mulini, seghe idrauliche e altre macchine azionate dalla forza dell’acqua, nonché gru, fontane e strumenti di interesse bellico.
Tra questi ultimi un rivoluzionario carro armato anfibio la cui struttura, costituita da assi di legno, era a tenuta stagna. Quando si muoveva su terreno utilizzava quattro ruote normali, mentre se doveva attraversare dei corsi d’acqua usava due ruote a pale, manovrate a braccia.
Recentemente è divenuta popolare la ruota di libri, ossia una sorta di leggio rotante per consentire la contemporanea consultazione di più testi, che pur essendo forse la meno utile delle 195 macchine, è stata considerata da qualcuno una prefigurazione dei moderni sistemi ipertestuali.
Le macchine di Ramelli usano tutti i tipi di ingranaggi che sarebbero stati usati nei secoli successivi e vari tipi di valvole. Gran parte dei settori documentati da Ramelli videro Torriani coinvolto o interessato. Il cremonese si misurò, in particolare, con tutto ciò che riguardava il sollevamento e la distribuzione dell’acqua. Campo di attività che lo rese celebre e che però gli fu fatale. Il suo stupefacente progetto di innalzare l’acqua del Tago sino all’Alcazar di Toledo stupì il mondo ma risultò per Torriani una colossale perdita economica.

Visita il sito della mostra
© Gianluca Galimberti Sindaco 2019, All rights reserved