7. Una città che sa farsi carico dei bisogni dei cittadini, costruendo comunità e pari opportunità per tutti

Il Comune deve essere più vicino ai cittadini e ai territori dove essi abitano. È indispensabile e urgente una riorganizzazione dei servizi sociali. Dobbiamo dare risposte concrete e rapide a chi si trova in difficoltà oggettive e non riesce più a pagare l’affitto, le bollette di acqua, luce e gas e a fare la spesa, per restituire dignità alle persone e fiducia nel futuro.

Intendiamo interpretare il sistema di welfare locale come strumento di coesione sociale: un investimento e non un costo per una società solidale e produttiva. Partendo da un’attenta valutazione dei bisogni, vogliamo delineare un welfare di comunità, fondato sulla condivisione e sulla partecipazione, al fine di superare una visione meramente economica, basata sul bilancio tra bisogni e risorse disponibili. Il sistema di welfare potrebbe così prefigurare una possibilità di cambiamento del patto sociale verso una responsabilità individuale e collettiva non assistenzialista.

L’amministrazione dovrà assumere la governance della programmazione territoriale delle politiche sociali, attraverso azioni che sappiano caratterizzarsi per flessibilità e integrazione tra servizi sociali e socio-sanitari, tra servizi domiciliari e residenziali, fra istituzioni e terzo settore. In questo processo di riorganizzazione è necessario interagire con altre città che hanno già aperto luoghi di confronto sulle prospettive dei servizi sociali del territorio.

Organizziamo quindi i servizi per costruire un welfare di comunità, capace di stimolare innovazione e sperimentazione, fondato su maggiore equità, efficacia e coesione sociale, in cui l’amministrazione valorizza e coordina entro un progetto integrato le reti di aiuto tra le persone già presenti nei quartieri e nei territori, organizzate attraverso associazioni, cooperative, parrocchie, gruppi di cittadini, comitati di quartiere.

  • Promuoviamo nuove logiche di co-progettazione fra pubblico e privato che partano da una lettura condivisa dei bisogni e cerchino insieme soluzioni. Se una delle questioni centrali è quella del lavoro, è necessario costruire un’azione comune capace di unire molti attori, le associazioni del non profit, ma anche il mondo del profit (produzione, impresa e commercio), valorizzando ciò che già c’è e costruendo sinergie e progetti comuni: la lotta alla povertà è una lotta a vantaggio di tutti.

 

  • Aumentiamo i luoghi per accedere ai servizi (più porte di accesso) valorizzando anche esperienze già presenti sul territorio (centri di ascolto, laboratori di quartiere, centri sociali per anziani…). Riorganizziamo i servizi in funzione del “cittadino reale” e non dell’utente tipo, riducendo la frammentazione di tempi e spazi: non sono le persone che debbono adeguarsi all’organizzazione dei servizi, ma i servizi che devono essere pensati per le persone.

 

  • Diamo effettiva centralità alle politiche per le famiglie studiamo un sistema delle tariffe che abbia criteri di equità, progressività e di coinvolgimento dei soggetti interessati. Definiamo criteri di accesso ai servizi e regolamenti più attenti ai carichi e alle responsabilità familiari, promuoviamo politiche di conciliazione lavoro/famiglia, già applicate in alcune realtà e da estendere. La costituzione di un luogo di confronto e indirizzo sulle politiche famigliari in città sarà un nostro obiettivo.

 

  • Valorizziamo e implementiamo il fondo di solidarietà, anche attraverso la ricerca di finanziamenti di Fondazioni e dell’Europa. Il Comune sostiene economicamente, ma contemporaneamente accompagna ad essere responsabili, anche grazie al supporto prezioso di chi già nella comunità aiuta le famiglie e le persone con difficoltà. Rivediamo anche il sistema della bollette e delle tariffe dei servizi comunali e delle partecipate perché siano più trasparenti e leggibili, attraverso accordi con gli organismi di tutela degli utenti e dei consumatori.

 

  • Raccogliamo in modo completo ed efficace i dati sul sociale e integriamoli con altri dati, in questo modo sarà possibile controllare di più e aiutare con maggiore efficacia. Creiamo un “Sistema Informativo Sociale” informatizzato, un insieme logicamente integrato di metodi, strumenti, procedure e tecniche per la selezione, la raccolta, l’archiviazione, l’elaborazione e la distribuzione di informazioni nell’area del sociale. È necessaria una mappatura costantemente aggiornata dei bisogni e delle risorse sociali a partire dai quartieri (censimento sociale) per migliorare la capacità di intervento e ottimizzare la spesa sociale.

 

  • Ricostruiamo e consolidiamo i luoghi di coesione e prevenzione sul territorio. Uniamo le energie già presenti sul territorio attraverso percorsi di co-progettazione, che coinvolgano società sportive, oratori, circoli, quartieri, cooperative, associazioni e famiglie, per realizzare interventi dedicati agli adolescenti. Dopo anni in cui si sono ridotti o addirittura azzerati progetti rivolti ad adolescenti in età scolare, è urgente riproporre azioni territoriali mirate, dedicate esplicitamente a una fascia d’età tanto delicata. I dati provenienti dai servizi specialistici e l’aumento dei procedimenti penali a carico degli adolescenti impongono un radicale cambio di rotta. Per favorire processi di integrazione dentro la città, diamo priorità ai programmi che si propongono di sostenere i ragazzi stranieri di seconda generazione, in particolare quanti hanno deciso di formarsi per inserirsi sempre più e meglio nel nostro tessuto sociale.

 

  • Promuoviamo percorsi di incontro e relazioni fra i servizi educativi e sociali, le scuole e le famiglie, per interventi mirati dedicati ai ragazzi. Si tratta spesso di svolgere ruoli di coordinamento fra realtà esistenti, al fine di aiutare l’azione di prevenzione e sostegno con particolare attenzione alle situazioni di disagio e bullismo che coinvolgono molti bambini, adolescenti e giovani.

 

  • Sosteniamo il processo di integrazione degli stranieri: molti quartieri vivono esperienze importanti in questo senso. È presente in città un vivace tessuto di associazioni di immigrati con le quali confrontarsi per condividere gli interventi.

 

  • Intendiamo valorizzare lo sport come “strumento” sociale in grado favorire e rinforzare il legame fra le persone, i gruppi, i contesti di vita. Per sostenere le attività di istituzioni e organizzazioni che sul territorio promuovono e producono sport – società sportive, associazioni, federazioni, scuole, enti pubblici e realtà private – è possibile progettare interventi in rete fondati sul riconoscimento del valore ludico e socio-educativo dello sport e volti a promuovere integrazione sociale.

 

  • Costruire luoghi di coesione significa costruire sicurezza, favorire la presenza nel territorio di spazi pubblici vissuti, centri anziani, parchi giochi, con presidi educativi per adolescenti significa generare sicurezza sociale. La questione della sicurezza necessita di un approccio integrato: politiche di welfare e di comunità, lavoro educativo-sociale di strada e, nel contempo, interventi volti a garantire un maggior presidio del territorio. In questo senso, l’accordo con Prefettura, Questura e Vigili è essenziale per realizzare un serio controllo territoriale.

 

  • Reti e territorio per il lavoro di prevenzione. Siamo abituati a parlare di dipendenze riferendoci alle sostanze illegali. Assistiamo a un ampliamento del campo di utilizzo del termine “dipendenza” in riferimento a comportamenti, abitudini, situazioni legali che non hanno alcuna connessione con l’assunzione di sostanze. Si tratta di una dipendenza di tipo psicologico, che è più “sfuggente” rispetto alla dipendenza fisica, come lo shopping, il gioco d’azzardo, l’utilizzo di internet. Occorre affrontare e prevenire queste “nuove” dipendenze, senza dimenticare quelle “vecchie” (uso sempre più diffuso di cocaina e droghe da prestazione, ritorno silenzioso dell’eroina, abuso di antidepressivi e psicofarmaci, approccio sempre più precoce all’alcol…) mantenendo stabili nel tempo e rafforzando i programmi di informazione e i servizi per la prevenzione.

 

  • Vogliamo una città per i bambini, i ragazzi e le famiglie. Serve un vero e proprio piano per l’infanzia e l’adolescenza a Cremona che deve fondarsi su alcuni nodi tematici. Innanzitutto sui Servizi educativi per l’infanzia, che costituiscono una tradizione d’eccellenza della nostra città. Asili nido e scuole per l’infanzia sono luoghi essenziali per la crescita e per la costruzione di comunità. Le risorse impiegate per sostenerli rappresentano un investimento essenziale per il futuro della città e un risparmio di risorse. Il sistema educativo del territorio costituito dalle istituzioni pubbliche e dalle realtà convenzionate del privato sociale deve essere co-progettato in modo integrato. Per costruire un città dei bambini e dei ragazzi partiamo anche da un’azione importante: mappiamo i parchi giochi esistenti e valorizziamo il contributo di chi avanza proposte creative per una rivitalizzazione degli spazi verdi. I luoghi di incontro nei territori vanno ripensati a misura di bambini, ragazzi e di famiglie. Progettiamo un piano per parchi giochi da portare avanti negli anni con l’aiuto di privati e con attenzione sempre a fragilità e handicap. Vogliamo promuovere la nascita di ludoteche, mediateche e di luoghi ricreativi per ragazzi e mettere in rete le esperienze già presenti sul territorio. In generale è necessario rilevare in modo puntuale i bisogni delle famiglie per studiare forme di fruizione dei servizi educativi e di sperimentazione di servizi più flessibili (come centri gioco e ludoteche).

 

  • Vogliamo una città per le donne, una città che promuova pari opportunità. Pensare a “individui neutri” senza riconoscere le differenze ha portato a consolidare nel tempo pratiche di discriminazione, nei confronti delle donne e non solo. Promuoviamo il principio di eguaglianza di trattamento di tutte le persone al fine di eliminare tutte le discriminazioni nell’ambito della protezione sociale, dell’istruzione, dell’accesso a beni e servizi, inclusi gli alloggi e i trasporti. Valorizziamo l’apporto delle donne per il ripensamento della città, della sua organizzazione, dei suoi spazi e orari, della sua mobilità. Sosteniamo le pari possibilità di accesso al mercato del lavoro attraverso il potenziamento e la fruizione dei servizi di conciliazione vita-lavoro. Promuoviamo attività nel campo dell’educazione e della cultura per contrastare gli stereotipi e la violenza contro le donne. Adottiamo il Gender Auditing per valutare l’impatto di genere delle misure economiche, finanziarie, per la mobilità, i servizi e il territorio, nel bilancio comunale. Recepiamo quanto previsto dalla L. 215/2012 per garantire una rappresentanza di genere del 50/50.

 

  • Un Piano Locale Anziani
    – Rafforziamo la collaborazione con le realtà associative che coinvolgono gli anziani in forme di cittadinanza attiva, di promozione culturale della città, di progetti per il tempo libero, di volontariato solidale. Le caratteristiche demografiche della nostra città impongono infatti di curare e incoraggiare tutte quelle iniziative che hanno quale obiettivo la promozione di attività culturali, motorie, formative che sappiano valorizzare le curiosità e le competenze che molti nostri anziani concittadini sanno di avere.
    – I centri e circoli anziani in città sono luoghi essenziali e vanno consolidati e valorizzati. Gli investimenti necessari per la manutenzione rappresentano in realtà un risparmio: senza di essi la spesa sociale sarebbe assai più gravosa.
    – Programmiamo politiche per sostenere la non autosufficienza (a favore delle persone anziane, delle persone con handicap e delle loro famiglie), anche rilanciando il progetto di Cremona Solidale e rafforzando la collaborazione fra Comune, Azienda e Fondazione Città di Cremona:
               per migliorare l’integrazione sociosanitaria, promuoviamo la domiciliarità, sosteniamo la famiglia che si prende cura di un anziano non autosufficiente, agevolando la presa in carico e l’accompagnamento alla rete dei servizi sociosanitari;
                  con la collaborazione di ASL, medici di base e farmacie, favoriamo la diffusione di una rete di centri socio-sanitari di primo accesso razionalmente distribuiti in città e facilmente raggiungibili.

 

  • Abilità diverse e percorsi di autonomia
    Seguiremo le migliori pratiche per progettare una “città a misura di disabile”. In particolare istituiremo la figura del “disability manager” che aiuti l’amministrazione a fare scelte (regolamenti, interventi urbanistici…) attente alle persone con disabilità. Sosteniamo esperienze come “dopo di noi” e favoriamo l’integrazione con la rete dei servizi socio sanitari. Valorizziamo il sistema scolastico e associativo che a Cremona è un’eccellenza nei progetti di accompagnamento alle persone con handicap e alle loro famiglie. Intendiamo fare di Cremona, periodicamente e in modo riconosciuto in tutto il mondo, la capitale italiana delle esperienze handicap-sport, in cui la nostra città eccelle per capacità di organizzazione e creatività e idealità di azione.
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