L’Intruso

– di Gilberto Bazoli

21/03/2019

La nuova puntata era già stabilita e doveva occuparsi dei Galimberti boys. Ma sta circolando un documento che la dice lunga sul caos nella coalizione di centrodestra e i rapporti tra i suoi due principali partiti: i messaggi che si sono scambiati i componenti della segreteria cittadina della Lega sulla vicenda della scelta del candidato sindaco. Difficile resistere alla tentazione di stravolgere in extremis la scaletta della rubrica. Dunque, lunedì 18 marzo, tarda serata: “Adoro Salvini ma Malvezzi (Forza Italia, ndr) non è e non sarà mai il mio sindaco – scrive nella chat un dirigente leghista -. A Cremona le decisioni altrui le subiamo noi. Proviamo a farci ascoltare, per favore”. Un compagno di partito rilancia: “Condivido, perché dobbiamo sempre subire le decisioni prese da altri? A cosa serve fare politica sul territorio se le decisioni sono delegate a chi in quel territorio non ci vive?”. Quasi tutti fanno quadrato intorno ad Alessandro Zagni,  ma spunta una voce fuori dal coro: “Peccato che questa persona che non vive sul territorio si chiami Matteo Salvini. Se ha deciso per Bergamo e Pavia (gli altri due capoluoghi lombardi al voto) avrà i suoi buoni motivi. No?”. Immediata la controreplica: “Io credo che le scelte sulle elezioni amministrative debbano essere lasciate ai territori e non centralizzate. Perché riguardano la vita delle città e coinvolgono direttamente chi queste città le vive. Poi ognuno rimanga della propria idea. Buonanotte”. Parole sottoscritte con un pollicione alzato da un altro leghista e addirittura con quattro da un altro ancora. “Lapalissiano”, si associa un terzo. Un quarto chiama a raccolta in vista della battaglia interna: “Diamoci da fare per ottenere quello che riteniamo giusto”. “Esatto”, solidarizza un suo interlocutore. Sono quasi le 23, restano ancora pochi minuti per le ultime considerazioni in pillole (“La politica del buon senso è salviniana”), poi tutti a letto non prima di un saluto ecumenico:  “Seguendo Salvini, notte”. Come finirà lo scontro sul candidato sindaco? Il precedente del 2014 è illuminante: al ballottaggio la Lega giurò che non avrebbe sostenuto mai e poi mai Oreste Perri ma Salvini comandò di appoggiarlo e i vertici locali ubbidirono. Controvoglia e, molti, a parole ma non nell’urna.

14/03/2019

Sembra proprio che il centrodestra locale ce la stia mettendo tutta. Non per vincere le elezioni, ma per perderle. La battaglia sul candidato sindaco viene combattuta a suon di sospetti, trabocchetti, veleni. E c’è persino chi giura di aver sentito parlare di un documento di tre paginette in cui si mette nero su bianco la spartizione dei posti, dalle poltrone in giunta a quelle nei consigli d’amministrazione. Un forzista qui, un leghista là, a me l’assessore, a te il presidente di un ente. Come se il senso del voto si riducesse a questo e il risultato delle urne fosse scontato. Sfumata quasi sul nascere, nonostante il pieno di preferenze conquistate in città alle ultime regionali, l’ipotesi Carlo Malvezzi (FI), considerato da molti l’anti Galimberti naturale, è sceso in campo Alessandro Zagni (Lega), un buon nome che però non è gradito a settori del suo partito (Alessandro Carpani ma non solo). E così è cominciato un infinito balletto di veti e controveti all’ombra del fuoco amico. Nel frattempo Francesco Bordi si è sfilato e, salvo sorprese, correrà da solo con una sua lista. Anche un altro ex assessore, Maria Vittoria Ceraso, si è alzata dal tavolo ma preferisce, almeno per ora, stare alla finestra. Mariastella Gelmini, coordinatrice lombarda di Forza Italia, insiste su Ferruccio Giovetti, ex capogruppo in consiglio comunale. Un portabandiera di prestigio,  ‘colpevole’ però di essere uno dei dissidenti di FI (con Mino Jotta e Fabio Bertusi) e che proprio per questo è osteggiato dal commissario provinciale Massimiliano Salini. Zagni si consola con la benedizione impartita da Oreste Perri nonostante le bordate (“E’ lui il primo responsabile del fallimento della sua giunta”) lanciategli dallo stesso Zagni al primo turno delle amministrative 2014. In ogni caso, la parola fine della saga verrà scritta, forse in queste stesse ore e con un occhio a Bergamo e Pavia (gli altri due capoluoghi lombardi al voto), a Milano, lontano da Cremona. In realtà, si tratta di un film già visto (basta andarsi a rileggere le polemiche e le proteste del territorio, ovviamente sfociate nel nulla, contro i paracadutati delle politiche). Ma il remake sembra peggiore dell’originale.

07/03/2019
Pochi escono dal Palazzo e stanno davvero in mezzo alla gente. Ancora meno vanno di casa in casa. C’è un aspetto intimo, sconosciuto dell’azione di Gianluca Galimberti che ne fa un sindaco di strada: in questi anni sono stati più di 40 gli incontri tra lui e gruppi spontanei di cremonesi.
Faccia a faccia privati, colloqui informali organizzati volutamente lontano dai riflettori e solo grazie alla forza del passaparola. Una piccola crepa, isolata ma coraggiosa, nella diga della solita politica relegata e sbandierata sui social. Bastava poco per mettere in piedi il dopo cena del venerdì, bastava che una famiglia invitasse una decina di vicini o amici e concordasse l’appuntamento con l’ospite speciale. Detto fatto (una volta ho avuto anch’io la possibilità di accomodarmi in un salotto di quei fine settimana ma ho lasciato perdere  perché il conflitto di interessi, non essendo all’epoca un sereno pensionato, ha prevalso sulla curiosità dell’intruso). “Alcuni erano perplessi perché sentivano puzza di propaganda, ma ne è nato un confronto serrato.

Galimberti si è presentato senza uno scritto in mano e ha parlato a ruota libera, eppure ha snocciolato i numeri che aveva in testa”, ricorda Mariarosa, casalinga, che ha aperto le porte del suo appartamento. Tra un pasticcino e una domanda, per un paio d’ore si è discusso di questioni concrete, dai parcheggi alla viabilità, e controverse come l’inceneritore. Accanto alle serate senza copione, quelle a tema. “Come le due sullo sport, con rappresentanti del mondo professionistico ma anche dilettantistico.

Un modo per raccogliere rumori di fondo e problematiche nascoste”, dice Francesco, che lavora in una multinazionale, uno degli organizzatori. Alcune delle osservazioni e delle proposte emerse dagli a tu per tu rigorosamente non istituzionali confluiranno nel programma elettorale. Non tutti i convitati sosterranno il sindaco uscente ma tutti hanno potuto conoscerlo da vicino. Quello vero e in carne ossa, non la sua controfigura on line.

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