Giornata contro violenza alle donne, servono gesti di relazione. Ecco le iniziative

Abbiamo presentato le iniziative per la Giornata contro la violenza alle donne, in una conferenza stampa affollatissima alla presenza dell'Assessore alla Trasparenza e Vivibilità sociale Rosita Viola, dei Comuni di Crema e di Casalmaggiore e dell'artista di Zapatos Rojos Elina Chauvet.

Abbiamo presentato le iniziative per la Giornata contro la violenza alle donne, in una conferenza stampa affollatissima di volontari, di cittadini, di associazioni, di donne, alla presenza dell’Assessore alla Trasparenza e Vivibilità sociale Rosita Viola, dei Comuni di Crema e di Casalmaggiore e dell’artista di Zapatos Rojos Elina Chauvet.

La violenza si sconfigge con le parole e con i gesti di relazione. Oggi più che mai abbiamo bisogno di una società ricca di umanità. Alla violenza si risponde anche con l’arte e la cultura perché l’arte e la cultura cambiano la testa. Per fare questo abbiamo bisogno di unire le forze, i territori, le associazioni. Dobbiamo continuare a lavorare insieme. Costruire, insieme, relazioni che aprano le porte di quelle case in cui spesso avvengono le violenze contro le donne. Questo importantissimo tema urla a tutti noi una richiesta: cambiate questa società. Abbiamo tanta strada da fare per guardare a quelle che molti definiscono figure deboli, come i punti di forza della nostra comunità.

ECCO LE INIZIATIVE A CREMONA

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Zapatos Rojos, è un progetto d’arte pubblica che assume, nella sua fase finale, la forma di un’installazione composta da centinaia di paia di scarpe rosse da donna per puntare il dito contro l’omertà che avvolge la scomparsa e l’uccisione di centinaia di donne a Ciudad Juárez e per dire basta alla violenza di genere. Ogni paio di scarpe, raccolto attraverso l’attivazione di una rete di solidarietà in uno specifico contesto culturale e territoriale, rappresenta una donna e la traccia di una violenza subita. Sistemate ordinatamente lungo un percorso urbano, le scarpe ne ridisegnano lo spazio e l’estetica, visualizzando una marcia di donne assenti, un corteo che sottolinea il dolore che tale mancanza provoca tanto a livello sociale quanto nei propri cari.

Zapatos Rojos è dunque, prima di tutto, un appello rivolto alle cittadine e ai cittadini per manifestare la propria solidarietà verso le donne che, nel mondo, hanno subito violenza, per le donne uccise o rapite e di cui si sono perse le tracce. Il progetto rimanda alla situazione di Ciudad Juárez, città di frontiera nel nord del Messico dove, a partire dal 1993, centinaia di donne vengono rapite, stuprate e assassinate. Si uccidono le donne a Juárez perché si può fare: c’è impunità, c’è una cultura machista che non educa al rispetto della donna. Non vi è Stato e i cartelli del narcotraffico si scontrano per il controllo del mercato della droga e degli esseri umani. E’ qui che, nel 2009, Zapatos Rojos ha preso vita, con un’installazione composta da 33 paia di scarpe. Da Ciudad Juárez  il progetto è partito nel 2009 per dirigersi verso altre città del mondo, arrivando per la prima volta in Europa, a Milano, il 18 novembre 2012, e poi a Genova, Lecce, Torino, Bergamo, e altre città del nostro paese. Ogni realizzazione di Zapatos Rojos è preceduta da un lungo lavoro, come avvenuto da noi, che prevede l’attivazione di una rete tra istituzioni, associazioni, e singole persone che partecipano alla raccolta delle scarpe e con essa alla diffusione del messaggio che la marcia di Zapatos Rojos intende portare.

Il 25 novembre, Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’Assemblea Generale dell’ONU, è stata scelta da un gruppo di donne attiviste, riunitesi nell’Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà nel 1981. La data ricorda il brutale assassinio, accaduto nel 1960, delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell’arretratezza e nel caos per oltre 30 anni.

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