Attentati di Bruxelles, costruiamo comunità più giuste e più coese: questa è la risposta all’odio insensato

Un ricordo e una vicinanza profonda per le vittime e per le loro famiglie e per tutti i feriti la cui vita è sconvolta e stravolta perché chi vive esperienze come queste non è solo ferito nel corpo, ma è ferito dentro. Condanniamo questo odio illogico e disumano, vigliacco e atroce.

Avere paura oggi è legittimo, avere paura è umanamente comprensibile. La prima domanda è: chi ha paura oggi nel mondo? Quanti sono quei tunnel bui che abbiamo visto nelle riprese drammatiche di Bruxelles? Dove sono nel mondo quei corpi lacerati e quelle macerie? Quante sono nel mondo le persone che vivono da anni, e in questi giorni, e oggi ancora, magari in zone dimenticate nel mondo, la stessa paura di quel tunnel senza luce? Ricordarsi questo è centrale oggi perché ci dà quel senso profondo di umanità che oggi va totalmente recuperato.

La seconda domanda: di chi avere paura? Si deve avere paura di chiunque porta odio, ovunque, e a volte drammaticamente siamo noi. Di chiunque porta violenza, ovunque, e a volte drammaticamente siamo noi. La paura più grande che dobbiamo avere, io credo, che sia della paura stessa, paura di quella paura che si insinua nella coscienza di una città, di un territorio, di una nazione, di un continente, e impedisce di sperare, di guardare al futuro, e la obbliga a rintanarsi dietro muri e porte chiuse.

La terza domanda è: da che cosa è nutrita la paura? Da un peccato, laico, che la nostra società civile vive in maniera fortissima: si chiama rassegnazione. Dalla rassegnazione è nutrita la paura, dalla disperazione che non è soltanto il non avere ciò di cui vivere, ma è il non avere più speranza, è l’avere come orizzonte solo il proprio bieco interesse, è innalzare muri, anche tra noi. Tutto questo nutre la paura in maniera continua, perversa e subdola.

Come si vince la paura? In un anno è la terza volta che noi ci ritroviamo. Rispondo a questa domanda con un’altra domanda, che è domanda drammatica: ma che cosa è cambiato dall’ultima volta? Che cosa è cambiato in noi? Che cosa è cambiato da allora nelle azioni nostre, nelle parole che abbiamo usato, nelle scelte che abbiamo fatto? Che cosa si è modificato? Perché se la risposta è nulla, allora il ritrovarsi qui per commemorare, per ricordare e per dire il nostro sdegno può avere il sapore dell’inutilità.

Solo se innalzeremo il livello della nostra democrazia, noi vinceremo la paura. E’ una questione di coscienza e di cultura. Solo se si alzerà la consapevolezza nelle nostre coscienze del bene profondo della democrazia, se si innalzerà la qualità delle relazioni democratiche dentro una città e un paese, e questo dipende da noi, potremo pronunciare la parola ‘democrazia’ senza vergognarci dell’ipocrisia con la quale a volte la pronunciamo.

Dobbiamo essere costruttori di sicurezza nel nostro territorio a livello di Governo, di servizi segreti, di intelligence internazionale, di collaborazione tra le forze di sicurezza e anche a livello di coesione sociale. Anche la qualità delle relazioni dentro i quartieri, nelle nostre strade, nelle aule istituzionali costruisce sicurezza: quanta strada noi e io abbiamo ancora da fare.

Siamo tutti Europei. Dobbiamo dare un’anima a questa Europa. Ogni confine che costruiremo, ogni muro che innalzeremo distruggono l’anima. Attenzione che i processi si evolvono rapidamente e, come altre volte nella storia è accaduto, gli errori si fanno senza nemmeno rendersene conto. Siamo lucidi in questo momento. E ricordiamoci, a partire da ogni esperienza: ritroviamo un’anima laica di questa Europa, altrimenti è la morte.

Cambiamo la nostra testa, cambiamo il nostro sguardo all’altro e alle cose. Contro questo odio folle e insensato, in ricordo delle vittime e vicino ai feriti, costruiamo con tutti noi stessi – dando la nostra vita – una città e una comunità più giuste e più coese. Questa è la nostra grande risposta. Questo è il nostro futuro!

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