Area Vasta, spaccare la provincia è inaccettabile e rischioso. Rimanere uniti è vincente per tutti!

Il documento che ho inviato a Regione, sindaci della provincia, Camera di Commercio, categorie economiche, sindacati sull'area vasta come contributo alla riforma territoriale in corso. Spaccare la Provincia è inaccettabile e rischioso per tutti. Rimaniamo uniti!

Dopo un lungo percorso che ha coinvolto molti attori istituzionali ed economici del territorio e di territori vicini abbiamo un quadro che ci consente di ponderare le scelte possibili di area vasta con due attenzioni: il bene del territorio, il bene di tutti i territori. Ogni territorio deve esprimersi e deve tenere conto delle conseguenze delle sue scelte sugli altri territori, ovvero è chiamato a curare gli interessi propri con uno sguardo ampio, che tenga conto anche del bene complessivo del territorio, della Regione e del paese: Cremona lo sta facendo.

Importante è stata la decisione della Camera di Commercio della provincia di Cremona di commissionare uno studio che aiuti a motivare scelte e prospettive. Lo studio è stato presentato ed è ricco di indicazioni. Il fatto che sia promosso dalla Camera di Commercio ci sembra significativo, poiché le scelte richiedono la collaborazione tra sindaci, istituzioni pubbliche e categorie economiche, sindacati e associazionismo.

Lo studio ci dice che un’area vasta Cremona-Lodi o una Cremona-Mantova sono entrambe scelte interessanti, fattibili e con motivazioni importanti, anche se la scelta Cremona-Mantova appare un poco più fondata. Più complessa e difficile la scelta di tenere insieme Lodi, Cremona e Mantova. Incerta, non motivata e rischiosa la scelta di spaccare la Provincia di Cremona con Crema e Lodi in una possibile nuova area vasta. Condividiamo totalmente queste conclusioni, motivate e ponderate, che confermano quello che abbiamo sempre sostenuto.

In questo momento storico stare uniti, da Crema a Casalmaggiore, è una scelta vincente per tutti e anche per Cremona. Il nostro territorio provinciale ha una forza e una potenzialità di sviluppo altissime. Ci uniscono esperienze industriali e poli artigianali di alto livello, una tradizione sociale e culturale con progetti importanti, servizi in comune consolidati, la forza di un’area agricola con un grande peso nella trasformazione agroalimentare. Verso l’area milanese ci portano la vitalità e la storia cremasche, che permettono una sinergia forte con l’area metropolitana. Cremona e Casalmaggiore legano il territorio al Po, asta di collegamento fondamentale per l’intera nazione e l’Europa, e ad altri territori nelle aree mantovana, bresciana e emiliana. Uniti possiamo quindi mantenere un legame forte con Milano e allo stesso tempo distinguerci, consolidando alleanze e legami con l’Emilia a partire dalla città di Piacenza e con la parte orientale della Regione, che con il suo bacino di abitanti, comparabile a quello milanese, e con le sue caratteristiche produttive ed economiche rilevanti, è un ambito di riferimento su cui da tempo si sta lavorando. Questa è una strategia vincente: essere alleati con la città metropolitana, ma non esserne fagocitati e mantenere una forza di progetti e un’identità di sviluppo distinti rispetto a Milano. Il nostro territorio è dunque un territorio policentrico, fatto di diverse realtà originali e da integrare tra loro: è la sua forza. Cremona promuove l’unità del territorio per se stessa e per i comuni ad essa vicini con cui sta collaborando, ma anche a vantaggio di tutti.

Per pensare all’area vasta occorre partire da qui, dalla nostra forza se uniti. L’ente area vasta, di secondo livello, sarà “leggero”, capace di gestire alcuni servizi. Allora la questione è definire gli ambiti ottimali per la gestione migliore di questi servizi. I territori cremonese e mantovano sono già uniti dall’agenzia per il trasporto pubblico (TPL) e dall’Agenzia di Tutela della Salute (ATS). E rispetto alle traiettorie di crescita economica, Crema, Cremona, Casalmaggiore fino a Mantova, rappresentano un’area agricola importantissima in Lombardia, con una capacità di estensione dal milanese fino a gran parte dell’asta del fiume, in contatto con il polo di infrastrutture di Milano e le linee di collegamento nazionale nella parte orientale della penisola. E le prospettive di infrastrutturazione interna (ad esempio l’annunciato raddoppio della linea ferroviaria Mantova Cremona Milano, ma non solo) potranno essere perseguite con maggior forza. In quest’area vasta policentrica, ogni parte, organizzata anche in aree omogenee, può portare ulteriori prospettive di rapporti e relazioni con altri territori, città, aree vaste, regioni europee.

Certamente occorre coordinare la riorganizzazione di altri enti, dalle Camere di Commercio, alle Soprintendenze, governandone la necessaria razionalizzazione e contemporaneamente agendo affinché l’idea stessa di area vasta policentrica possa realizzarsi con la collocazione di sedi e servizi lungo tutto il territorio.

In conclusione, quali scelte accetterebbero i cittadini e le imprese? Riformiamo le istituzioni del paese e della Regione aumentando gli enti invece che diminuirli? Se le aree vaste saranno luoghi di gestioni di alcune funzioni, quali dimensioni servono per gestirle? Ricordiamo che una maggiore razionalizzazione di spesa pro-capite per funzioni fondamentali e non fondamentali (come lo studio spiega) si verifica nell’ambito di aggregazioni territoriali qualificate da una popolazione intorno al milione di abitanti e anche superiore. E quali dimensioni per avere un peso nelle scelte che la Regione e il governo faranno?

Noi tutti non possiamo permettere che il sud della Lombardia si divida in piccole frazioni: ci sembra una prospettiva inaccettabile e non accettata anche da parte di imprese e imprenditori e moltissimi cittadini. E inaccettabile anche da parte di chi si ponga come obiettivo la gestione oculata di risorse pubbliche in una logica di efficienza e di minor spesa. Creare enti deboli e divisi non è un bene per nessuno. Intendiamo impegnarci per governare i passaggi istituzionali che abbiamo davanti, rafforzando le aree omogenee, costruendo un’area vasta policentrica, come anche lo studio indica, che esalti le originalità territoriali, costruisca governance di servizi efficiente per imprese e cittadini, valorizzi le possibilità di sviluppo economico e culturale, dentro la costruzione di una relazione forte con il mantovano, senza preclusioni con il lodigiano, e, allo stesso tempo, continuando ad aprirci a interazioni con altre città, a vantaggio dei nostri territori, a vantaggio di tutto il paese.

Siamo sicuri che la Regione è sensibile a queste prospettive, siamo sicuri che lo sono gli attori economici e moltissimi sindaci e cittadini.

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