Area Vasta, spaccare la provincia è inaccettabile e rischioso. Rimanere uniti è vincente per tutti!

Dopo un lungo percorso che ha coinvolto molti attori istituzionali ed economici del territorio e di territori vicini abbiamo un quadro che ci consente di ponderare le scelte possibili di area vasta con due attenzioni: il bene del territorio, il bene di tutti i territori. Ogni territorio deve esprimersi e deve tenere conto delle conseguenze delle sue scelte sugli altri territori, ovvero è chiamato a curare gli interessi propri con uno sguardo ampio, che tenga conto anche del bene complessivo del territorio, della Regione e del paese: Cremona lo sta facendo.

Importante è stata la decisione della Camera di Commercio della provincia di Cremona di commissionare uno studio che aiuti a motivare scelte e prospettive. Lo studio è stato presentato ed è ricco di indicazioni. Il fatto che sia promosso dalla Camera di Commercio ci sembra significativo, poiché le scelte richiedono la collaborazione tra sindaci, istituzioni pubbliche e categorie economiche, sindacati e associazionismo.

Lo studio ci dice che un’area vasta Cremona-Lodi o una Cremona-Mantova sono entrambe scelte interessanti, fattibili e con motivazioni importanti, anche se la scelta Cremona-Mantova appare un poco più fondata. Più complessa e difficile la scelta di tenere insieme Lodi, Cremona e Mantova. Incerta, non motivata e rischiosa la scelta di spaccare la Provincia di Cremona con Crema e Lodi in una possibile nuova area vasta. Condividiamo totalmente queste conclusioni, motivate e ponderate, che confermano quello che abbiamo sempre sostenuto.

In questo momento storico stare uniti, da Crema a Casalmaggiore, è una scelta vincente per tutti e anche per Cremona. Il nostro territorio provinciale ha una forza e una potenzialità di sviluppo altissime. Ci uniscono esperienze industriali e poli artigianali di alto livello, una tradizione sociale e culturale con progetti importanti, servizi in comune consolidati, la forza di un’area agricola con un grande peso nella trasformazione agroalimentare. Verso l’area milanese ci portano la vitalità e la storia cremasche, che permettono una sinergia forte con l’area metropolitana. Cremona e Casalmaggiore legano il territorio al Po, asta di collegamento fondamentale per l’intera nazione e l’Europa, e ad altri territori nelle aree mantovana, bresciana e emiliana. Uniti possiamo quindi mantenere un legame forte con Milano e allo stesso tempo distinguerci, consolidando alleanze e legami con l’Emilia a partire dalla città di Piacenza e con la parte orientale della Regione, che con il suo bacino di abitanti, comparabile a quello milanese, e con le sue caratteristiche produttive ed economiche rilevanti, è un ambito di riferimento su cui da tempo si sta lavorando. Questa è una strategia vincente: essere alleati con la città metropolitana, ma non esserne fagocitati e mantenere una forza di progetti e un’identità di sviluppo distinti rispetto a Milano. Il nostro territorio è dunque un territorio policentrico, fatto di diverse realtà originali e da integrare tra loro: è la sua forza. Cremona promuove l’unità del territorio per se stessa e per i comuni ad essa vicini con cui sta collaborando, ma anche a vantaggio di tutti.

Per pensare all’area vasta occorre partire da qui, dalla nostra forza se uniti. L’ente area vasta, di secondo livello, sarà “leggero”, capace di gestire alcuni servizi. Allora la questione è definire gli ambiti ottimali per la gestione migliore di questi servizi. I territori cremonese e mantovano sono già uniti dall’agenzia per il trasporto pubblico (TPL) e dall’Agenzia di Tutela della Salute (ATS). E rispetto alle traiettorie di crescita economica, Crema, Cremona, Casalmaggiore fino a Mantova, rappresentano un’area agricola importantissima in Lombardia, con una capacità di estensione dal milanese fino a gran parte dell’asta del fiume, in contatto con il polo di infrastrutture di Milano e le linee di collegamento nazionale nella parte orientale della penisola. E le prospettive di infrastrutturazione interna (ad esempio l’annunciato raddoppio della linea ferroviaria Mantova Cremona Milano, ma non solo) potranno essere perseguite con maggior forza. In quest’area vasta policentrica, ogni parte, organizzata anche in aree omogenee, può portare ulteriori prospettive di rapporti e relazioni con altri territori, città, aree vaste, regioni europee.

Certamente occorre coordinare la riorganizzazione di altri enti, dalle Camere di Commercio, alle Soprintendenze, governandone la necessaria razionalizzazione e contemporaneamente agendo affinché l’idea stessa di area vasta policentrica possa realizzarsi con la collocazione di sedi e servizi lungo tutto il territorio.

In conclusione, quali scelte accetterebbero i cittadini e le imprese? Riformiamo le istituzioni del paese e della Regione aumentando gli enti invece che diminuirli? Se le aree vaste saranno luoghi di gestioni di alcune funzioni, quali dimensioni servono per gestirle? Ricordiamo che una maggiore razionalizzazione di spesa pro-capite per funzioni fondamentali e non fondamentali (come lo studio spiega) si verifica nell’ambito di aggregazioni territoriali qualificate da una popolazione intorno al milione di abitanti e anche superiore. E quali dimensioni per avere un peso nelle scelte che la Regione e il governo faranno?

Noi tutti non possiamo permettere che il sud della Lombardia si divida in piccole frazioni: ci sembra una prospettiva inaccettabile e non accettata anche da parte di imprese e imprenditori e moltissimi cittadini. E inaccettabile anche da parte di chi si ponga come obiettivo la gestione oculata di risorse pubbliche in una logica di efficienza e di minor spesa. Creare enti deboli e divisi non è un bene per nessuno. Intendiamo impegnarci per governare i passaggi istituzionali che abbiamo davanti, rafforzando le aree omogenee, costruendo un’area vasta policentrica, come anche lo studio indica, che esalti le originalità territoriali, costruisca governance di servizi efficiente per imprese e cittadini, valorizzi le possibilità di sviluppo economico e culturale, dentro la costruzione di una relazione forte con il mantovano, senza preclusioni con il lodigiano, e, allo stesso tempo, continuando ad aprirci a interazioni con altre città, a vantaggio dei nostri territori, a vantaggio di tutto il paese.

Siamo sicuri che la Regione è sensibile a queste prospettive, siamo sicuri che lo sono gli attori economici e moltissimi sindaci e cittadini.

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Area Vasta, ecco il documento dei sindaci del cremonese e soresinese: mantenere unita la provincia

Mantenere unita la provincia di Cremona insieme alla provincia di Mantova per la creazione della nuova area vasta senza precludere eventuali ampliamenti al territorio lodigiano e ad atri territori che possano risultare coerenti per caratteristiche territoriali, sociali ed economiche. Questo è quanto scritto nel documento elaborato dall’Assemblea dei Sindaci del territorio cremonese e soresinese, presentato nella riunione di mercoledì 25 maggio al Tavolo territoriale regionale in Provincia.

Ecco gli altri impegni dell’Assemblea dei sindaci contenuti nel documento congiunto:

– favorire l’interlocuzione diretta tra i Comuni, attraverso la valorizzazione della centralità delle Unioni. Queste ultime potranno costituire la rete di rappresentanza di un’area coordinata che parte dal soresinese ed arriva fino alle porte del casalasco;

– costituire una Rete tra i Comuni, le Unioni dei comuni e il Comune capoluogo, per una rappresentanza territoriale forte, promossa da un dialogo istituzionale di natura orizzontale;

– attivarsi perché questo sistema di sussidiarietà orizzontale possa diventare la base per valorizzare i Comuni in ambiti anche più ampi e per attività connesse all’efficientamento della gestione dei servizi e per le politiche di rappresentanza e sviluppo dei territori;

– proporre alla Provincia di Cremona il riconoscimento del territorio cremonese e soresinese quale contesto omogeneo da valorizzare attraverso le politiche espresse dal sistema di rete tra Comuni, Unioni di Comuni e il Comune capoluogo;

– esprimere alla Provincia di Cremona la richiesta di costituzione della Consulta, quale organo di autogoverno dell’Area Omogenea, nella quale le rappresentanze territoriali verranno valorizzate anche attraverso i Presidenti delle Unioni di Comuni.

Un documento importante frutto di un lavoro intenso e di squadra. Stiamo affrontando insieme la sfida della riforma territoriale come preziosa opportunità di collaborazione e di confronto per delineare un territorio omogeneo che sappia portare avanti le proprie potenzialità e le proprie istanze attraverso un assetto coeso, quindi più forte, e per la realizzazione di alcuni servizi in rete nell’ottica di una gestione integrata, condivisa ed efficiente a beneficio della comunità.

I Comuni coinvolti nell’Assemblea cremonese e soresinese sono i seguenti: Cremona, Acquanegra Cremonese, Annicco, Azzanello, Bonemerse, Bordolano, Ca’ d’Andrea, Cappella Cantone, Cappella de’ Picenardi, Casalbuttano ed Uniti, Casalmorano, Castelverde, Castelvisconti, Cella Dati, Cicognolo, Corte de’ Cortesi con Cignone, Corte de’ Frati, Crotta d’Adda, Derovere, Formigara, Gabbioneta Binanuova, Gadesco Pieve Delmona, Genivolta, Gerre de’ Caprioli, Grontardo, Grumello Cr.se ed Uniti, Isola Dovarese, Malagnino, Olmeneta, Ostiano, Paderno Ponchielli, Persico Dosimo, Pescarolo ed Uniti, Pessina Cremonese, Pieve d’Olmi, Pieve San Giacomo, Pizzighettone, Pozzaglio ed Uniti, Robecco d’Oglio, San Bassano, San Daniele Po, Scandolara Ripa d’Oglio, Sesto ed Uniti, Soresina, Sospiro, Spinadesco, Stagno Lombardo, Torre de’ Picenardi, Trigolo, Vescovato e Volongo.

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Continuiamo il lavoro con i sindaci: verso la gestione integrata dei servizi

Il Comune capofila della Rete Bibliotecaria: approvata la bozza di accordo con la Provincia

Una scelta coraggiosa da parte del Comune di Cremona che ha deciso di assumere l’impegno di capofila. Lo facciamo, dopo mesi intensi di lavoro, mettendo a disposizione risorse e personale e condividendo progetti insieme a tutti i Comuni dell’area vasta che hanno dato vita a questa significativa esperienza. L’area vasta si costruisce con i progetti. Quello della Rete Bibliotecaria è uno di quelli con maggior successo. Sostenere la Rete, infatti, significa sostenere la vitalità culturale a favore di tutti i cittadini. Così Cremona interpreta il suo essere capoluogo costruendo una sinergia con gli altri Comuni a favore del territorio.

L’accordo prevede che il Comune, in qualità di capofila della Rete Bibliotecaria Cremonese, si impegni a mettere in atto tutte le attività necessarie per garantire la piena operatività della Rete Bibliotecaria Cremonese al termine del percorso di ridefinizione della Rete stessa. La Provincia garantirà la continuità dei servizi di catalogazione e prestito tra biblioteche sino all’effettivo trasferimento della titolarità delle funzioni connesse al Comune di Cremona.

Provincia e Comune prevedono il trasferimento, dal 1° gennaio 2016, dai ruoli della Provincia a quelli del Comune, del personale interessato (2 dipendenti), in conformità a quanto previsto dal Programma triennale del fabbisogno di personale adottato dal Comune di Cremona.

Infine, dal 2016, la Provincia di Cremona si impegna, in base alla normativa vigente, a trasferire al Comune di Cremona i finanziamenti derivanti da risorse vincolate. Altre risorse potranno essere riconosciute compatibilmente con gli equilibri di bilancio.

Oltre ad assumere le funzioni di capofila della Rete Bibliotecaria Cremonese, il Comune intende anche avviare la costituzione di un proprio sistema bibliotecario urbano con funzioni di coordinamento e promozione dei servizi bibliotecari comunali che agiscono sul territorio cittadino.

Riforma istituzionale: stiamo lavorando per efficienza e sviluppo, ma contrari alla rimozione di presidi di sicurezza

Stiamo facendo la nostra parte per l’efficienza e lo sviluppo del territorio e non ci sottraiamo alle riorganizzazioni purché siano coordinate, ma siamo contrari alla rimozione dei presidi di sicurezza, dei comandi, sui nostri territori. Questo quanto condiviso con i sindaci della provincia di Cremona nell’incontro convocato in S. Vitale insieme al presidente dell’Area Vasta Carlo Vezzini.

I cambiamenti in atto sono molti e riguardano Provincie, Prefetture e Comandi, Camere di Commercio, Aziende Ospedaliere e ASL. Vogliamo accompagnare ed anche anticipare i cambiamenti che tendano ad unire territori e migliorare l’efficienza delle istituzioni, ma siamo preoccupati perché non vediamo un disegno complessivo dentro il quale si inseriscono gli accorpamenti prospettati tra Cremona e Mantova delle Prefetture e dei Comandi preposti alla sicurezza.

Dobbiamo chiedere che il processo di possibili accorpamenti sia sospeso per lasciare il tempo alla costruzione di un progetto chiaro e coerente. Si tratta di un tempo in cui ci sentiamo coinvolti, anche insieme alla vicina Mantova, nel contribuire ad un percorso di cambiamento positivo e capace di valorizzare e non deprimere i territori.

In particolare sul tema della sicurezza proprio in un territorio che sta lavorando intensamente su questo versante, la diminuzione dei presidi è scelta profondamente sbagliata. Con Carlo Vezzini abbiamo proposto di condividere entro lunedì un documento da sottoscrivere e da inviare al governo, congiuntamente ad un ordine del giorno da condividere nei rispettivi Consigli comunali. Inoltre, costituiremo una cabina di regia che lavorerà sui temi che riguardano sicurezza, sanità e camere di commercio. Questo è il primo di una serie di incontri su diversi temi che ci coinvolgono tutti perché 115 comuni insieme contano.

Riforme istituzionali? Ci battiamo come sistema territoriale e giovedì incontriamo tutti i sindaci della provincia

In questo momento storico noi stiamo ragionando su revisioni che riguardano: sanità, presidi territoriali economici con la riforma delle camere di commercio, presenza nel territorio dello Stato che è tema molto più ampio della sicurezza, alcuni servizi fondamentali come ad esempio il trasporto pubblico locale. Proprio questo è il momento in cui avere una visione complessiva di insieme. C’è un disegno di ristrutturazione complessivo e strategico che va recuperato. Andare avanti a parti parziali e spezzettate è rischioso, serve tenere insieme tutte le partite.

Inoltre, occorre avere la capacità di fare sistema a partire dalle istituzioni, dagli organi economici, dai media. Siamo ancora lontani da questo e abbiamo ancora tanta strada da fare in poco tempo. I sindaci certo hanno un ruolo importante, ma non solo loro. Dobbiamo consolidare il nostro rapporto con Crema e Casalmaggiore e dobbiamo continuare a costruire sinergie con Mantova, Piacenza, Brescia, Bergamo. Perché le riforme se sono calate dall’alto si giustappongono al territorio, se si inseriscono all’interno di un territorio che già costruisce relazioni possono creare molto di buono. Cremona deve essere un sistema territoriale.

Nello specifico della questione sicurezza, il presidio e il coordinamento territoriale deve essere altissimo. Il progetto sulla caserma Manfredini va in questa direzione ed è una battaglia da fare insieme.

Noi, dunque, ci batteremo per recuperare il disegno strategico complessivo delle riforme, per mantenere la logica di collaborazione con altri territori e il presidio territoriale, facendo sistema. Giovedi 1 ottobre come sindaco del Comune capoluogo, insieme al Presidente della Provincia Vezzini, abbiamo convocato un incontro con tutti i sindaci della nostra provincia proprio per affrontare questi temi e per programmare azioni sinergiche comuni.

A Cremona un hub di ricerca e servizi nell’agroalimentare: accordo tra Comune, Camera di Commercio, Cattolica, Cra di Porcellasco e Provincia per gli Emblematici Cariplo

Un grande progetto triennale che punta a radicare università e laboratori di ricerca sul territorio attraverso la creazione di un polo di ricerca e servizi per le imprese nel settore agro alimentare. Si chiama ‘Cremona Food Lab’ ed è il progetto frutto dell’accordo di partenariato stipulato da Comune di Cremona e Camera di Commercio come partner ed enti finanziatori, Università Cattolica del Sacro Cuore (capofila) e Cra (Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura) in qualità di partner e Provincia di Cremona in qualità di ente finanziatore.

L’obiettivo generale è quello della creazione di un hub di ricerca e servizi per le imprese del settore agroalimentare al fine di supportarle nell’innovazione di prodotto e di processo, con particolare attenzione alla sicurezza alimentare, profilo nutrizionale, sostenibilità ambientale ed economica, formazione dei quadri dirigenti e del personale. Questo obiettivo viene realizzato attraverso la creazione di un polo tecnologico nella sede cremonese dell’Università Cattolica con la collaborazione del Centro di Ricerca per le produzioni foraggere e lattiero casearie che ha sede a Porcellasco.

craIl costo complessivo del progetto, frutto dell’accordo approvato nell’ultima Giunta comunale, ammonta a euro 2.541.986, il contributo richiesto a Fondazione Cariplo è di 1.800.000 euro.

Il Comune di Cremona mette, quindi, a cofinanziamento di un progetto una parte del contributo riconosciuto ogni anno all’Università Cattolica, permettendo così ai finanziamenti pubblici di essere volano per ulteriore significativi finanziamenti privati.

Il progetto verrà presentato alla Fondazione Cariplo, sempre attenta al rilancio dei territori, all’interno del piano di ‘Interventi Emblematici’ che quest’anno è in favore delle Province di Cremona e Novara alle quali sono destinati per ognuna 7 milioni di euro su interventi nei settori ambiente, arte e cultura, ricerca scientifica e tecnologica e servizi alla persona.

Le Corde dell’anima, ecco quanto fatto fin da settembre. Ma non ci arrendiamo: già in agenda un incontro per il 2016

Egregio Direttore,

cogliamo l’occasione della Commissione Cultura per tornare sul tema del Festival Le Corde dell’anima, organizzato da PubliaEventi, evento importante per la città e per il quale ringraziare per l’impegno chi l’ha organizzato e sponsorizzato in tutti questi anni con grande soddisfazione di tutti i cremonesi e non solo. Crediamo che sia doveroso ricostruire il contesto e quanto fatto in questi mesi. Il percorso con gli organizzatori è partito ben sette mesi fa, a settembre dello scorso anno. Da subito come Amministrazione abbiamo descritto ciò che stavamo facendo sulla programmazione e sulla ricerca di sponsor e abbiamo dichiarato la nostra disponibilità a dare un contributo fino a 30mila euro e a partecipare, nel rispetto dei ruoli, alla progettazione del Festival, anche ripensando alla formula in termini di cabina di regia, di tempi e di modalità. Abbiamo chiesto di poter inserire il Festival già nel programma ‘Cultura a Cremona 2015’, ma abbiamo ricevuto una risposta negativa, in quanto gli organizzatori ci hanno detto di dover attendere ulteriori elementi per valutare il da farsi.

Nel 2012 e 2013 il Comune ha dato a PubliaEventi, società privata, 30mila euro all’anno per organizzare il Festival. Nel 2014 ha dato 90mila euro dei 128mila previsti per tutto l’anno per gli eventi culturali in città, quasi il 75% del budget, a cui sono state aggiunte sponsorizzazione trovate da Publia tra cui anche 15mila euro di Aem e 10mila di Lgh. Siamo stati chiari fin da subito, fin da settembre, con gli organizzatori: massima disponibilità a garantire il finanziamento degli anni 2012 e 2013. Con un elemento in più: quello di collaborare alla programmazione del Festival. Un Festival che, dopo una chiusura con un significativo disavanzo nel 2013, nel 2014, nonostante il contributo pubblico di 115mila euro, ha chiuso con un ulteriore disavanzo di 70mila euro. Chiediamo a Lei e ai cittadini: l’Amministrazione avrebbe dovuto investire nel Festival ancora il 75% del budget di tutto l’anno per gli eventi culturali senza porsi, proprio per le responsabilità che un’Amministrazione ha, alcune innegabili criticità? A dicembre abbiamo incontrato di nuovo gli organizzatori del Festival ribadendo la nostra volontà di partecipare, economicamente e con la testa, all’edizione 2015, magari – date le difficoltà manifestate dagli organizzatori rispetto all’impegno economico di PubliaEventi – pensando ad una versione ridotta e al pagamento minimo di un biglietto per alcuni eventi come succede al Festival della Letteratura di Mantova. Anche in quella occasione, nessuna certezza da parte degli organizzatori.

Abbiamo fatto un altro incontro a febbraio: è stato chiesto al Comune un contributo di 70mila euro. Abbiamo ribadito quanto detto precedentemente: 30mila euro e massima collaborazione, nella programmazione e nella ricerca di sponsor. Il 6 marzo la comunicazione della Direttrice sulla decisione di non organizzare il Festival per il 2015.

Abbiamo fatto tutto quanto di nostra competenza e con la massima disponibilità e trasparenza, per garantire anche quest’anno l’avvenimento del Festival. Lo abbiamo scritto a PubliaEventi e lo ribadiamo con forza: è estremo il dispiacere per la decisione di rinunciare all’edizione 2015 del Festival Le corde dell’Anima, anche in versione ridotta. Ma non ci arrendiamo e guardiamo al futuro, consapevoli della ricchezza culturale già oggi e nei prossimi mesi presente in città. Domani, giovedì 26 marzo, abbiamo organizzato un nuovo incontro con gli organizzatori delle Corde dell’anima, per cominciare a ragionare sull’edizione 2016. Perché non vogliamo rinunciare ad un’occasione così importante per la città all’interno di una programmazione che per l’anno prossimo contiamo di avere già pronta a giugno di questo anno. 

Crediamo che sia doveroso descrivere anche cosa c’è nel programma culturale per il 2015. Abbiamo raccolto circa 200 progetti. Di questi 140 sono confermati e 31 da verificare. E’ la prima volta che accade in città: un’amministrazione che condivide filoni culturali precisi su cui lavorare, raccoglie proposte, le valuta e incontra uno a uno i soggetti promotori e pubblica un programma coerente in cui molti si possano riconoscere. La ricchezza culturale in città è ampia e diffusa e la aiutiamo a crescere rendendo i progetti noti a tutti, chiedendo programmazione, aiutando la comunicazione, favorendo il confronto tra progetti differenti perché si creino incontri e collaborazioni possibili. Riconoscersi dentro un comune percorso culturale, essere consapevoli dell’innegabile ricchezza rappresentata da molte esperienze in città significa che la cultura diventa davvero respiro di una città e che la città in questo respiro cresce. Programmare significa far crescere questa consapevolezza ed anche promuovere meglio la città all’esterno come sistema.

Tra questi progetti, c’è il Festival Monteverdiano per la prima volta su tre città (Cremona Mantova, Venezia) atteso da molti anni, c’è il Festival Acquedotte che al più presto presenteremo e che può vantare artisti di fama internazionale tra Cremona e Salò, ci sono due mostre alla Pinacoteca, dopo anni in cui non avvengono esposizioni nelle sale museali, ci sono tutte le attività del Museo del Violino legate a Il Cremonese 1715 che quest’anno compie 300 anni e agli splendidi arazzi della Cattedrale. Ci sono percorsi culturali, turistici e enogastronomici Da Monteverdi a Verdi che vedono protagonisti sei territori e altri interessati, c’è un rapporto in costruzione tra Cremona e Brescia sull’archeologia. Stiamo lavorando al progetto di Rigenerazione urbana che non è solo arredo, ma è anche animazione perché riqualificare gli spazi della città vuol dire restituirli all’incontro tra le persone e aprirli alla cultura. Stiamo lavorando, anche con il suo giornale e di questo la ringraziamo, per eventi legati alla figura di Ugo Tognazzi e appuntamenti di animazione nelle periferie.

Il Festival Le Corde dell’anima avrebbero di sicuro rappresentato un ulteriore e importante punto di riferimento del programma culturale per il 2015 che rimane ricchissimo di eventi ed appuntamenti. Tutto questo dentro un bilancio che, tolti i contributi del Comune di Cremona a Teatro Ponchielli, Museo del Violino e Istituto Monteverdi, con cui stiamo lavorando, per le iniziative culturali era di 128mila euro nel 2014 e rimarrà tale nel 2015, segno che nessun taglio è stato fatto alla Cultura. Anzi, la programmazione ci ha permesso di ricercare sponsor con un risultato ottimo e per il quale ringraziamo tutte le aziende e gli istituti di credito che hanno creduto nei nostri progetti.

E’ solo programmando e lavorando in sinergia pubblico e privato che un evento può davvero diventare duraturo nel tempo e continuare a ripensarsi per accrescere il proprio bacino di pubblico. Noi ci crediamo e lavoreremo con determinazione per questo con l’atteggiamento costruttivo, inclusivo e collaborativo che contraddistingue questa Amministrazione, in un contesto di ricchezza culturale che dobbiamo tutti noi riconoscere e di cui tutti noi dobbiamo essere orgogliosi. Insieme.

Gianluca Galimberti
Sindaco del Comune di Cremona 

Luca Burgazzi
Presidente Commissione Cultura

Presidenza consiglio provinciale, sì ma a queste condizioni

Ecco la lettera inviata sabato 13 settembre ai componenti della Segreteria provinciale del Pd sull’Area vasta.

Genti.mi componenti della Segreteria provinciale del Partito Democratico,

la proposta che mi avete fatto di assumere la responsabilità di una candidatura a presidente del Consiglio Provinciale per le elezioni di ottobre è sicuramente un atto di stima che mi onora. Dialoghi numerosi tenuti in questi giorni mi fanno capire che tale proposta trova condivisione nella nostra provincia. Ed anche per questo sono grato.

Questo incarico rappresenta una sfida alta e strategica per il nostro territorio, ma anche un notevole aggravio di impegno. La prendo in considerazione solo per senso di servizio ad un’idea di sviluppo territoriale, che ritengo essenziale curare e far crescere. Il senso della candidatura mi è pertanto chiaro, tuttavia mi è altrettanto chiaro il gravoso carico di lavoro che, in caso di elezione, potrebbe concretizzarsi. Questa prospettiva di impegno deve confrontarsi con la volontà assoluta di mantenere un livello altissimo di presenza e di dedizione nel lavoro diretto in città, come la mia amministrazione sta dimostrando di avere in questi primi mesi del suo mandato. E deve confrontarsi anche con il bisogno irrinunciabile di essere presente nella mia famiglia, che è poi la radice della mia esistenza.

Pertanto per l’accettazione della candidatura pongo alcune condizioni che reputo irrinunciabili e che verificherò ulteriormente fino a lunedì prossimo.

1. Il coinvolgimento pieno di tutti i territori della Provincia nelle liste che si presenteranno per il Consiglio provinciale, in termini di rappresentatività territoriale, numerica e politica, comprese le liste civiche dalle quali io provengo.

2. Il coinvolgimento dei sindaci dei centri principali. In particolare l’impegno di Crema è condizione irrinunciabile. La presenza dei sindaci dei centri principali permetterà infatti di condividere la sfida politica che abbiamo davanti, per il bene di tutti i territori e di certificare il fatto, in cui credo fortemente, che tutti i territori con le loro storie e le loro caratteristiche sono ricchezza straordinaria ed essenziale per il progetto. Le deleghe attribuite loro non potranno che essere forti, per una condivisione paritaria di impegno con il Presidente eletto. 

3. Il compito che viene richiesto ai sindaci in questa fase di cambiamento e di passaggio verso nuovi assetti deve  conciliarsi con l’impegno di governo del Comune che resta irrinunciabile e prioritario e che intendo onorare fino in fondo. La nuova amministrazione a Cremona sta raccontando una direzione di marcia innovativa che va perseguita con determinazione: non verrò meno a questo impegno.

4. La definizione di alcuni elementi programmatici che andranno esplicitati insieme nelle prossime settimane. 

Sicuramente tale definizione dovrà tenere conto dei seguenti punti: la realizzazione di zone omogene e l’accompagnamento dei processi di gestione associata; l’individuazione di alcuni progetti chiave di sviluppo del territorio che diano anima e corpo al fatto di essere insieme in un processo costituente che stiamo vivendo; alla luce della legislazione nazionale e in rapporto con la regione, l‘impegno nell’individuazione delle funzioni in capo all’ente provincia e la conseguente individuazione della migliore programmazione amministrativa e il corrispettivo reperimento fondi; l’impegno a fare in modo che tutti i processi siano funzionali ai territori e alle città della Provincia.

Sono altresì convinto che governare in modo giusto il processo di trasformazione dell’ente provincia sia funzionale anche al bene delle singole città e che non si possa immaginare lo sviluppo, anche di Cremona, se non dentro una relazione intensa con le altre città di tutta la Provincia. Per questo ritengo che la sfida costituente dei prossimi due anni debba impegnare insieme tutti gli amministratori e che non debba essere subita, ma governata, accompagnando i territori a definire il proprio futuro.

Mi impegno entro lunedì a verificare ulteriormente la presenza di queste condizioni, in assenza delle quali riterrò impossibile l’accettazione della candidatura.

Ringraziando, auguro a tutti un lavoro fruttuoso ed una vita intensa e bella.

Cremona, 13 settembre 2014

Gianluca Galimberti
Sindaco del Comune di Cremona

Area vasta, Crema non ci sta: non ci sono le condizioni per la mia presidenza. Ma assicuro: Comune di Cremona protagonista

Pubblichiamo la lettera inviata alla Segreteria Provinciale del Pd sulla mia candidatura a Presidente del Consiglio provinciale, dopo le opportune verifiche.

Genti.mi componenti della Segreteria provinciale del Partito Democratico,

ho verificato l’indisponibilità del sindaco di Crema Stefania Bonaldi a condividere con me, in qualità di sindaco di Cremona, la sfida riguardante la nuova Provincia: il progetto per cui mi sarei impegnato aveva come obiettivo quello di unire i territori in una visione di superamento dei localismi e di apertura a progettualità ampie e condivise, senza scontri, ma in uno spirito di collaborazione. Per questo il coinvolgimento del sindaco di Crema, come scritto nella lettera indirizzata sabato 13 settembre alla Segreteria provinciale del Partito Democratico, era condizione irrinunciabile per l’accettazione della mia candidatura a Presidente del Consiglio provinciale. La presenza dei sindaci dei centri principali, scrivevo, avrebbe permesso di condividere la sfida politica che abbiamo davanti, per il bene di tutti i territori, e di certificare il fatto che tutti i territori con le loro storie e le loro caratteristiche sono ricchezza straordinaria ed essenziale per il progetto. 
Venendo a mancare questa condizione, è per me impossibile accettare la candidatura. 
Assicuro, comunque, che il Comune di Cremona sarà protagonista di questa sfida, garantendo presenza e progettualità. Sono convinto, e lo ribadisco, che governare in modo corretto il processo di trasformazione dell’ente provincia sia funzionale anche al bene delle singole città e non si possa immaginare lo sviluppo del territorio, anche di Cremona, se non dentro una relazione intensa tra le realtà di tutta la Provincia. In ogni caso il nostro impegno a costruire queste relazioni, anche oltre i confini provinciali, resta massimo e si sta già traducendo in collaborazioni con altri sindaci e amministrazioni, al fine di costruire azioni sempre volte al bene delle nostre comunità. 

Cremona, 16 settembre 2014

Il sindaco del Comune di Cremona
Gianluca Galimberti

Leggi la prima lettera alla segreteria Pd: Presidenza consiglio provinciale, sì ma a delle condizioni

Galimberti braccia al cielo

La pagina sul quotidiano La Provincia dedicata ai risultati di Gianluca Galimberti alle elezioni del 25 maggio. “Galimberti braccia al cielo. Vittoria a portata di mano”, il titolo del pezzo, contornato dalle immagini del candidato sindaco che esulta davanti alla sede del comitato di largo Boccaccino. “Grazie a tutti, ma non diamo nulla per scontato. Domani si torna a lavorare”, la frase di Galimberti ripresa nell’articolo di Felice Staboli.
Anche Cremonaoggi, nello speciale elezioni, ha riassunto la reazione del candidato sindaco Gianluca Galimberti dopo il risultato alle elezioni (vai all’articolo Cremonaoggi).

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