Sguardi dal ‘900 in Pinacoteca: un’altra mostra al Museo Civico. Continuiamo a valorizzare il nostro patrimonio!

“Sguardi dal ‘900. Volti e storie della città” è una mostra molto importante. Dipinti e disegni del secolo scorso, alcuni dei quali mai esposti prima, vengono tirati fuori dai depositi del Museo Civico e valorizzati in un percorso affascinante, frutto di un serio e intenso lavoro di studio e di ricostruzione storica ed artistica. Emergono in questo modo i volti, gli sguardi e le storie della Cremona del Novecento. Emergono le figure di artisti e di professionisti, di donne e di uomini, di famiglie. Emergono amicizie, relazioni e legami. Emerge una parte della storia della città. Il tutto nell’anno che come Amministrazione comunale abbiamo deciso di dedicare proprio al Novecento. E la mostra “Sguardi dal ‘900. Volti e storie della città” è una sorta di introduzione, innovativa e raffinata, all’esposizione che insieme al Gruppo Sgarbi stiamo organizzando in Pinacoteca sul Premio Cremona. Il ringraziamento va alle curatrici Donatella Migliore e Liliana Ruggeri per la loro passione e la loro competenza, a Rodolfo Bona per il supporto e le idee, a tutto il Settore Cultura, Musei e City Branding per il grande lavoro, agli studenti e agli insegnanti dell’Istituto Stradivari e dell’Anguissola che sono coinvolti, all’Archivio di Stato e alla Biblioteca Statale, risorse imprescindibili per la ricerca.
La mostra “Sguardi dal ‘900. Volti e storie della città” si inserisce in un altro anno ricchissimo di eventi e di proposte culturali e in una stagione di esposizioni che fanno vivere e crescere la Pinacoteca con numeri significativi rispetto agli anni scorsi. Continuiamo a lavorare per riscoprire il nostro patrimonio e la nostra storia.

DAL 22 MARZO AL 1 LUGLIO 2018
SGUARDI DAL ‘900
Museo Civico A. Ponzone di Cremona (sala esposizioni temporanee)

Sguardi dal ‘900. Volti e storie della città. E’ il titolo della mostra, voluta e sostenuta dall’Amministrazione comunale nell’ambito delle iniziative dell’anno culturale dedicato al Novecento, che verrà inaugurata presso la Pinacoteca di Cremona il 22 marzo e resterà aperta no al 1 luglio 2018.
Si tratta di una selezione di ritratti provenienti prevalentemente dai depositi del museo civico “Ala Ponzone”, alcuni inediti e mai esposti prima d’ora, su cui è stata avviata una ricerca d’archivio dalla studiosa e curatrice dott.ssa Liliana Ruggeri, parallelamente ad uno studio storico-critico condotto dall’altra curatrice della mostra, dott.ssa Donatella Migliore. Grazie alla ricerca documentaria sono emerse significative storie di personaggi fino ad oggi poco conosciuti i cui ritratti hanno acquisito così uno spessore storico oltre che artistico. Le notizie raccolte hanno permesso di approfondire amicizie, relazioni professionali, legami profondi con Cremona, anche se talvolta alcuni di questi personaggi e artisti hanno dovuto trasferirsi altrove per motivi di lavoro. Molti di loro hanno contribuito al progresso e alla crescita della città e i ritratti presenti in mostra ne sottolineano la statura morale e professionale. L’obiettivo è dunque quello di far conoscere i “retroscena” dei ritratti esposti attraverso la ricerca documentaria e far comprendere la ricchezza del patrimonio artistico del Novecento custodito nel nostro museo, grazie ai lasciti e alle donazioni degli stessi personaggi ritratti o degli artisti e dei loro eredi.

La mostra consta di 48 opere, tra dipinti e disegni, di 14 artisti cremonesi: Francesco Arata, Mario Biazzi, Renzo Botti, Guido Bragadini, Mario Busini, Illemo Camelli, Giuseppe Guarneri, Massimo Gallelli, Alessandro Landriani, Giuseppe Moroni, Iginio Sartori, Antonio Rizzi, Emilio Rizzi, Carlo Vittori.

“Sguardi dal ‘900. Volti e storie della città”, dopo la chiusura della mostra sul Genovesino, apre la nuova stagione 2018 delle mostre in Pinacoteca che culminerà con l’esposizione sul Premio Cremona, organizzata da Comune di Cremona e Gruppo Sgarbi, curata da Vittorio Sgarbi e Rodolfo Bona, in sinergia con GardaMusei e il Musa di Salò , e riguardante il concorso di pittura che si tenne a Cremona dal 1939 al 1941.

Il Novecento cremonese presentato a Milano: è una sorta di ‘fuori salone’ su Mina, don Primo e Premio Cremona

La collaborazione con il Comune di Milano, grazie al Sindaco Giuseppe Sala e all’Assessore Filippo Del Corno, che ringrazio per la competenza, la disponibilità e la passione è per Cremona fondamentale e credo anche per Milano. Sono convinto che fare cultura significhi certamente fare proposte di qualità che riscoprano ciò che è stato per dire ciò che può insegnare all’oggi, che stimolino le coscienze, che generino nuova creatività e nuovi linguaggi, che siano volano di turismo ed economia, ma fare cultura è anche costruire relazioni con altri territori che devono essere protagonisti di un nuovo Rinascimento e che devono valorizzarsi insieme. Perché unendosi non si perde di originalità, ma si cresce e ci si promuove con maggior forza. E’ quello che stiamo facendo con Milano che si dimostra desiderosa e capace di rapportarsi con il resto del territorio regionale.

Il programma Cultura a Cremona 2018 dedicato al Novecento avrà focus particolari su grandi personaggi ed eventi che hanno fatto la storia della città e del paese: don Primo Mazzolari, Mina e il Premio Cremona.

LE PAROLE DI DON PRIMO

Da gennaio a dicembre, un calendario fittissimo di eventi dedicati al “parroco d’Italia”, il cremonese Don Primo Mazzolari, una delle figure del cattolicesimo italiano più significative nella prima metà del Novecento, prete, scrittore, oppositore del nazifascismo e attivo per la Resistenza. In programma, per tutto l’anno, letture diffuse in città (una al mese in luoghi diversi, di cui due interpretate dal grande attore Dario Cantarelli), convegni, prodotti editoriali ed esposizioni. Il progetto è redatto e sostenuto da Comune di Cremona, Diocesi di Cremona, Fondazione Don Primo Mazzolari, in sinergia con il Comune di Bozzolo.

La tomba di don Primo a Bozzolo è stata visitata a giugno 2017 da Papa Francesco e a novembre 2016 dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A settembre è stato ufficialmente aperto il processo diocesano per la sua beatificazione.
Il primo appuntamento è in programma per il 13 gennaio 2018 (alle ore 16) a palazzo comunale con la presentazione del nuovo libro ‘Un’obbedienza in piedi’, copioso epistolario tra don Primo Mazzolari e i vescovi di Cremona (Geremia Bonomelli, Giovanni Cazzani e Danio Bolognini), curato da don Bruno Bignami e Diletta Pasetti e pubblicato per la prima volta da Edb (Edizioni Dehoniane Bologna).

Il programma su www.comune.cremona.it

CREMONA CANTA MINA

Cremona non può affrontare una programmazione sul Novecento senza valorizzare una delle più grandi voci italiane di sempre, Mina, che proprio a Cremona è nata. Il progetto ‘Cremona canta Mina’ durerà da giugno a novembre e sarà costituito da appuntamenti nuovi strutturati ad hoc e da eventi già esistenti intonati per l’occasione alla Tigre di Cremona che valorizzeranno linguaggi diversi: dalla musica che sarà certamente protagonista, all’immagine e alla grafica con la mostra “Mauro Balletti/ La Mina e la Pittura” di Mauro Balletti, fotografo e grafico, collaboratore di Mina fin dagli anni ’70 che ha dato vita alle copertine di tutti gli album della cantante (in programma da luglio a novembre nella sede espositiva di S. Maria della Pietà).

IL PREMIO CREMONA

Una mostra, mai allestita prima e organizzata nel periodo dal 21 settembre 2018 al 10 marzo 2019 dal Comune di Cremona, in sinergia con GardaMusei e il MuSa di Salò, diretto da Giordano Bruno Guerri, e il Gruppo Sgarbi, che ripercorre la vicenda del Premio Cremona, concorso di pittura che si tenne a Cremona dal 1939 al 1941, istituito da Roberto Farinacci con lo scopo di sostenere l’idea di un’arte celebrativa dei valori e delle imprese del fascismo e improntata a sostenere le esigenze di propaganda ideologica del regime.

Nella mostra, curata da Vittorio Sgarbi e Rodolfo Bona, si renderanno evidenti, le ragioni della politica artistica di Farinacci e gli esiti figurativi della rassegna, esponendo una selezione delle opere presentate durante le tre edizioni della stessa, con una scelta dei dipinti utile a comprendere la trasformazione del linguaggio figurativo nella dialettica tra tradizione naturalistica, eredità delle avanguardie e metamorfosi del Novecento. Si cercherà in questo modo di dar conto delle principali linee di tendenza artistica che confluirono nella manifestazione cremonese e la “funzione sociale” che il fascismo intendeva assegnare all’artista.

Saranno esposti nel luogo originario del premio, al Museo Civico A. Ponzone, i quadri che si sono conservati, anche in condizioni frammentarie, fornendo così un panorama di ciò che ancora resta della produzione legata al Premio Cremona e cercando in questo modo di indirizzare la ricerca verso ulteriori acquisizioni.

A corredo dei tre grandi temi, sempre nel filone dedicato al Novecento, alla Pinacoteca da marzo a giugno 2018 il Comune di Cremona allestirà l’esposizione “Cremonesi del ‘900” con dipinti del Museo Civico (alcuni mai esposti) sui personaggi cremonesi che hanno caratterizzato il secolo scorso, mentre il Porte Aperte Festival, rassegna dedicata alla scrittura, alla musica e al fumetto in programma dal 29 giugno al 1 luglio 2018, farà un focus particolare su Danilo Montaldi, vivace scrittore, intellettuale, politico, ricercatore, critico d’arte e saggista cremonese del dopoguerra.

La cultura 2018 è dedicata al Novecento (la presentazione di luglio 2017)

Il Sindaco Sala a Cremona: sinergia con Milano su cultura, trasporti e promozione

Pubblichiamo l’intervista rilasciata al settimanale Mondo Padano e pubblicata sul numero di giovedì 16 febbraio, proprio in preparazione della visita del Sindaco di Milano Beppe Sala a Cremona.

Qual è l’idea di città che può accomunare una metropoli come Milano e un centro più piccolo come Cremona?

Le città sono tessuti di relazioni umane, luoghi di interessi economici e di rapporti sociali anche complessi. La necessità di formare, dentro di esse, la comunità, ricostruendo le relazioni tra le persone, accomuna tutte le città, ovviamente in modo differente a seconda delle dimensioni e della storia. E allo stesso modo è comune a tutte le città la necessità di individuare proprie linee di sviluppo e diciamo così la propria vocazione. Ma se le città si isolano allora non riusciranno mai ad affrontare queste sfide vitali. Posso dire in un certo senso che Milano ha bisogno di una regione forte anche nei suoi centri minori per dimensioni e numero di popolazione, così come noi abbiamo bisogno di una Milano forte. La forza di una città e di un territorio dipendono anche dalla forza di un contesto regionale e ovviamente di paese. E vale anche il contrario.

Quali sono gli ambiti in cui Cremona può puntare ad essere protagonista in un sistema organico lombardo?

Siamo il distretto della liuteria, ma occorre sostenere l’artigianato artistico, migliorando la qualità complessiva, costruendo incentivi e aiutando l’internazionalizzazione. Ormai possiamo dire che a Cremona c’è un sistema di università, scuole, ricerca, formazione, botteghe liutarie, produzione e offerta musicale, di musei e collezioni che ci rende il centro mondiale della liuteria e del restauro di strumenti e, anche grazie ai nuovi corsi universitari appena partiti, alla scuola di liuteria e al museo del violino, siamo sempre più un riferimento internazionale per la caratterizzazione di strumenti e il loro restauro. E questo nostro “brand” consolidato e strutturato è essenziale per tutto il sistema. Siamo un distretto della trasformazione agroalimentare, forti in alcune filiere (lattiero casearia e della carne) e nel polo del dolce. Ancora una volta le università e la ricerca, nei progetti realizzati e in atto, sono unite alle imprese, perché l’innovazione è essenziale ed è, anche in questo caso, il sistema Cremona che va costruito. L’innovazione del Polo tecnologico, con la presenza della sede di LGH-A2A e di Padania Acque, ci consolida come un centro importante nel sud della Lombardia legato a servizi pubblici, ad attività di information and innovation technology. L’interazione con Milano e Brescia e in particolare con A2A Smart City diventa importante e può rafforzare il piano industriale e le prospettive di sviluppo. Siamo un centro dell’acciaio importantissimo in Italia e in Europa con il gruppo Arvedi e le interazioni che il gruppo sta portando avanti in Italia sono ampie e strategiche. Infine nostra è la vocazione ad unire cultura e turismo, con attenzione al turismo musicale, fluviale e cicloturismo. Intorno a queste linee di sviluppo e vocazioni territoriali, si snodano una rete di imprese e di attrattività.

Quali sono le priorità da condividere con le altre città della Regione?

Il lavoro sul distretto culturale e distretto della liuteria non riguarda solo noi, ma la regione intera e il suo capoluogo e tutto il nostro paese. Interagiamo con molte città, lombarde, italiane e internazionali e lavoriamo per consolidare queste relazioni come Sistema Cremona. Sul tema della trasformazione agroalimentare occorre costruire, come stiamo facendo, alleanze con altri territori anche non regionali. Strategica è la costruzione della Lombardia orientale (Cremona, Mantova, Brescia, Bergamo). E sempre in questa prospettiva territoriale con il nostro sistema fieristico, perno di un sistema commerciale, stiamo muovendoci per costruire una rete importante con le altre fiere lombarde. Anche l’operazione A2A LGH si inserisce in questo contesto di costruzioni di progetti anche industriali con il resto della regione. Altrettanto strategica è la collaborazione con la provincia di Lodi e con Piacenza sul contratto di fiume. Le relazioni con il lago di Garda, Salò, il Vittoriale sono ricche di prospettive; il sistema Garda Musei in cui siamo entrati è un asset utilissimo per la promozione turistica della città. È essenziale il legame con altre città, da una parte ci rafforza nei confronti della città metropolitana, dall’altro ci rende capaci di trovare con lei sinergie. Insomma il messaggio è: facciamo sistema e costruiamo relazioni.

Come può Cremona trarre maggior beneficio dalla vicinanza alla Città Metropolitana in tema di attrattività ma anche di vivacità produttiva?

Innanzitutto molti concittadini gravitano su Milano e questo significa che Cremona contribuisce anche alla vita professionale di Milano e che Milano è per noi occasione di lavoro e crescita. In generale è certo che la vivacità di Milano sia essenziale per noi, ma lo è solo se noi sappiamo essere altrettanto vivaci e propositivi. E l’interazione è vitale. Un esempio: la politica di sviluppo universitario che Milano sta portando avanti è importantissima non solo per Milano, ma per tutti noi e altrettanto la politica universitaria che stiamo portando avanti noi con Pavia, Piacenza e Brescia non è indifferente per Milano, ma deve e può essere vista come complementare e come integrabile. Così diventiamo più forti tutti. Ma anche la promozione internazionale della nostra città passa anche per Milano, che è anche una vetrina mondiale. E anche le relazioni con Istituzioni anche di altri paesi in Milano sono un’opportunità di costruzione di rapporti fruttuosi.

C’è un nodo trasporti, quali strategie possono essere adottate di concerto tra i Comuni di Milano e quello di Cremona, anche per migliorare il pendolarismo?

Il raddoppio della ferrovia Cremona Mantova è strategico e l’alleanza con Milano può aiutare moltissimo le nostre istanze e aiutarci nella relazione con regione e governo. Anche il raddoppio della Paullese è importante. Ma dobbiamo guardare alla relazione con Milano non solo in termini di collegamento diretto con la città metropolitana, ma anche per la forza che ci dà nel seguire altre direttrici infrastrutturali di sviluppo, e penso a collegamenti con Orio al Serio, Piacenza, Reggio Emilia, Brescia. Ma non possiamo non interessare Milano anche per tutto il lavoro che stiamo facendo sul Po e sui progetti del contratto di fiume. La vocazione di una città metropolitana è quella di favorire processi virtuosi in tutta la regione e il sindaco Sala lo sta dimostrando anche attraverso questo incontro a Cremona.

Quali sono le sinergie già in atto tra i due Comuni, ad esempio, in ambito culturale?

La nostra prossima grande mostra sul Genovesino la promuoveremo con Milano e con la sua grande mostra su Caravaggio. Le celebrazioni monteverdiane le abbiamo presentate innanzitutto a Milano, in Regione. Un centro così rilevante e internazionale permette sinergie importanti a nostro favore e importanti occasioni di promozione. Da Milano sono venuti la maggior parte dei visitatori da altre città italiane nella mostra su Iannello Torriani, grande ultimo successo di Cremona. Con importanti fondazioni milanesi abbiamo e stiamo lavorando fruttuosamente. Nel nostro distretto culturale e in altri progetti le interazioni con il Politecnico sono centrali. L’ambiente milanese è ricco e fertile, anche noi lo siamo e possiamo esserlo sempre di più con le nostre originalità e possiamo raccontare anche a Milano la grandezza della nostra città. Insieme si fa cultura, e così crescono l’Italia e l’Europa.

Torriani protagonista al Museo della Scienza di Milano. Storia e tecnologia: così riscopriamo il nostro Genio del Rinascimento

Qui, al Museo della Scienza di Milano, si sono formati tanti giovani nel nome della “scienza che è cultura” come c’è scritto all’ingresso di questo museo. La relazione tra il Museo della Scienza e Cremona è già vivissima con l’area acciaio della Fondazione Arvedi nel percorso espositivo che rappresenta la capacità imprenditoriale e di innovazione tecnologica nel nostro territorio e con il sottomarino Enrico Toti. Una relazione che cresce ancora di più con la mostra Torriani.

Crediamo infatti che la politica culturale di una città e di un paese debba avere alcune idee di fondo. Ogni evento che costruiamo deve generare cultura, costruendo relazioni e legami con altre istituzioni e altri musei. Questo c’è con la mostra Torriani. Non solo, ma dalla relazione con il Museo della Scienza e dai prestiti nasceranno materiali multimediali innovativi importanti che da Cremona torneranno a Milano e rimarranno a Milano.

Siamo convinti che oggi, nei nostri sistemi museali, si debba raccontare una cultura fondata e di sostanza e contemporaneamente che sappia parlare nuovi linguaggi e che sappia attrarre cittadini giovani. L’innovazione tecnologica è sfida di rielaborazione di tradizione e di sostanza e di scienza. Una sfida che facciamo nostra con la mostra Torriani e che permarrà in modo sistematico nei percorsi museali cittadini.

Con questa mostra riscopriamo personaggi grandissimi non per metterli nelle teche ma per dire cosa ci dicono oggi. Dondi e Torriani erano i maestri del tempo capaci di mettere in relazione gli astri con il tempo della terra. Il mondo platonico grazie a loro non è più così lontano. Così la grande capacità di Torriani che è la miniaturizzazione ci ridice oggi che il tempo assoluto è tempo della terra. Parlare di Torriani vuol dire, quindi, parlare della base della Rivoluzione Industriale, di un approccio innovativo. Oggi quale nuovo Rinascimento è possibile? Qui, in questa mostra, possiamo trovare gli ingredienti del nuovo Rinascimento.

Un ringraziamento agli sponsor che hanno creduto in questo progetto e che hanno investito nella mostra, investendo quindi sul proprio territorio e sulle proprie aziende che operano in questo territorio. Grazie al Museo della Scienza, alla Fondazione Arvedi e a Unomedia con cui abbiamo costruito la mostra, alle scuole che non sono solo fruitrici di questa esposizione ma sono protagoniste (e anche e soprattutto questo è fare cultura!), alla Fondazione Janello Torriani di Madrid, allo staff del Comune di Cremona con Cinzia Galli, esempio di come anche lavoratori pubblici danno la vita per la comunità, e con il curatore Cristiano Zanetti. Grazie in particolare alla Fondazione Bracco con la dottoressa Bracco che ha creduto fin da subito in questa mostra e a tutti i Friends of Stradivari.

IL MUSEO DELLA SCIENZA NELLA MOSTRA TORRIANI

Il Museo della Scienza e della Tecnica partecipa alla grande mostra cremonese su Janello Torriani con alcuni prestiti d’eccezione. Tra questi la copia perfetta del celeberrimo Astrario di Dondi, uno dei capolavori della scienza e della meccanica medievale.

L’orologio originale risale alla seconda metà del 1300. Le ultime notizie relative all’Astrario dondiano risalgono al 1529 quando viene citato in occasione dell’arrivo in Italia di Carlo V, re di Spagna e Imperatore del Sacro Romano Impero. Descritto ormai come in cattivo stato di conservazione e necessitante di manutenzione, andò presumibilmente distrutto negli anni successivi.

Il Tractus Astrarii scritto da Giovanni Dondi riporta fedelmente il lavoro di progettazione e costruzione dell’orologio astronomico. La copia di questo testo, conservata presso la Biblioteca Capitolare di Padova, ne ha permesso la ricostruzione in epoca moderna. E l’esemplare milanese ne è perfetta testimonianza. Questo affascinate e complessissimo orologio astronomico mostra l’ora, il calendario annuale, il movimento dei pianeti, del Sole e della Luna. Inoltre, per ogni giorno sono indicati l’ora dell’alba e del tramonto (alla latitudine di Padova, città dove lo realizzò il Dondi), la “lettera domenicale” che determina la successione dei giorni della settimana e il nome dei santi e la data delle feste fisse della Chiesa.
Anche Torriani, al seguito di Carlo V, venne affascinato da questi sofisticatissimi strumenti e ne realizzò diversi, come la mostra cremonese racconta.

Sempre dal Museo della Scienza e della Tecnica arriverà a Cremona anche un trattato che potrebbe essere definito come la “summa” delle conoscenze tecniche e tecnologiche, meccaniche in particolare, del Cinquecento.

Si tratta de Le diverse et artificiose machine di Agostino Ramelli. L’opera dedicata al re di Francia, pubblicata a Parigi nel 1588, consiste di 195 capitoli, ciascuno dei quali contiene l’illustrazione e la descrizione, in francese e in italiano, di una diversa macchina. Si tratta nella maggioranza dei casi di macchine per il sollevamento dell’acqua (norie, viti di Archimede e soprattutto una grande varietà di pompe), ma sono presenti anche vari tipi di mulini, seghe idrauliche e altre macchine azionate dalla forza dell’acqua, nonché gru, fontane e strumenti di interesse bellico.
Tra questi ultimi un rivoluzionario carro armato anfibio la cui struttura, costituita da assi di legno, era a tenuta stagna. Quando si muoveva su terreno utilizzava quattro ruote normali, mentre se doveva attraversare dei corsi d’acqua usava due ruote a pale, manovrate a braccia.
Recentemente è divenuta popolare la ruota di libri, ossia una sorta di leggio rotante per consentire la contemporanea consultazione di più testi, che pur essendo forse la meno utile delle 195 macchine, è stata considerata da qualcuno una prefigurazione dei moderni sistemi ipertestuali.
Le macchine di Ramelli usano tutti i tipi di ingranaggi che sarebbero stati usati nei secoli successivi e vari tipi di valvole. Gran parte dei settori documentati da Ramelli videro Torriani coinvolto o interessato. Il cremonese si misurò, in particolare, con tutto ciò che riguardava il sollevamento e la distribuzione dell’acqua. Campo di attività che lo rese celebre e che però gli fu fatale. Il suo stupefacente progetto di innalzare l’acqua del Tago sino all’Alcazar di Toledo stupì il mondo ma risultò per Torriani una colossale perdita economica.

Visita il sito della mostra

Non divisi e inglobati da Milano, ma uniti e in confronto con la Città metropolitana

Non divisi e inglobati da Milano, ma uniti e in confronto con la Città metropolitana. Oggi, con il Tavolo Istituzionale di Confronto per la definizione di una proposta di riordino del sistema delle autonomie in Lombardia, si è aperto un percorso in cui, come capoluogo, portiamo un contributo attivo di regia e di interlocuzione con tutti i soggetti del territorio. Siamo convinti che il territorio debba rispondere unito a questa sfida, pensando, prima che ai confini, ai contenuti di rilancio e di sviluppo del territorio stesso. Per questo occorre lavorare anche con le categorie economiche. Il punto di partenza è l’Ats Valpadana: Cremona, Crema, Casalmaggiore e Mantova devono fare massa critica e unirsi per interloquire con la città metropolitana. Dividere il nostro territorio, infatti, vuol dire certamente indebolirlo con il rischio di essere inglobati da Milano. In ogni caso è fondamentale rafforzare alleanze con gli altri territori della Lombardia orientale, Brescia, Bergamo e con la stessa Mantova, e con Lodi con cui già condividiamo progetti e servizi, perché solo unendo le forze anche al di là dei confini dell’ATS possiamo andare al confronto con Milano. Questa è la prospettiva che abbiamo davanti e rispetto a cui come Comune di Cremona sentiamo la responsabilità di lavorare con grande spirito costruttivo

Abbiamo adottato il Milan Urban Food Policy Pact, patto per le politiche alimentari e urbane

Abbiamo dato via libera in Giunta alla proposta dell’assessore alla Salute e al Territorio Alessia Manfredini: abbiamo adottato il “Milan Urban Food Policy Pact” – Patto internazionale sulle politiche alimentari e urbane che passa ora all’esame della Commissione consiliare Ambiente per l’espressione di parere e quindi al Consiglio comunale per l’approvazione definitiva.

Prosegue così il percorso virtuoso del Comune di Cremona dopo la decisione del Consiglio comunale di aderire alla Rete Città Sane e l’approvazione della Carta di Milano firmata il 19 maggio scorso. Un altro significativo passo, come ha sottolineato l’assessore Alessia Manfredini, nella direzione che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ben delineato nell’intervento pronunciato in occasione della cerimonia di chiusura di Expo: “Il maggiore successo dell’Esposizione è aver cercato di definire cibo e alimentazione come lingua comune dei popoli, che non vuol dire omologazione ma espressione di biodiversità. Nutrire il pianeta senza escludere nessuno è possibile”.

Il “Milan Urban Food Policy Pact” è un patto internazionale al quale hanno lavorato oltre 40 città del mondo per rendere il sistema alimentare delle loro aree urbane più equo e sostenibile per costituire una rete di scambio di idee, buone pratiche sul cibo da tradurre in azioni concrete.

Sottoscritto a Milano in occasione di Expo dai sindaci e dai rappresentanti di cento città di tutto il mondo, l’Urban food policy pact  impegna le città firmatarie a sviluppare sistemi alimentari urbani più sostenibili attraverso una serie di azioni che prevedono di favorire la collaborazioni tra i servizi comunali nell’allineare le politiche che si riferiscono all’ambito alimentare; mappare e valutare le iniziative locali per trasformare le migliori pratiche in programmi alimentari; contrastare le malattie associate a diete inadeguate e all’obesità anche attraverso la promozione di diete sane e sicure e l’attuazione di strategie incentrate sulle persone a favore di stili di vita sani e dell’inclusione sociale; utilizzare trasferimenti di cibo e denaro e altre forme di tutela sociale per garantire l’accesso al cibo sano da parte delle fasce più vulnerabili della popolazione; promuovere e consolidare l’agricoltura urbana e periurbana; sostenere le filiere alimentari corte; aumentare la consapevolezza sugli sprechi e gli scarti alimentari, attraverso interventi e campagne mirate, per prevenire gli sprechi e favorire il recupero e la ridistribuzione di alimenti sicuri.

L’idea del patto è stata lanciata dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia nel febbraio 2014, durante il summit di Johannesburg delle città sostenibili che fanno parte del gruppo C40.  Il Milan Urban Food Policy Pact è stato poi sottoscritto a Milano il 15 ottobre 2015 nel corso di una cerimonia ufficiale e consegnato il giorno seguente a Ban Ki-Moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite, nell’ambito dell’assemblea della FAO.

Aderiamo alla Rete Italiana Città Sane Oms

Abbiamo sottoscritto la Carta di Milano: garantire alle generazioni future di poter godere del diritto al cibo

Abbiamo aderito alla “Carta di Milano”, eredità culturale di Expo Milano 2015, promossa dall’ANCI, e alla cui stesura ha partecipato abbiamo fin da subito partecipato in occasione dell’Expo delle Idee (a Milano il 7 febbraio 2015 poi a Firenze il 28 marzo 2015).

La Carta di Milano rappresenta l’eredità culturale di Expo Milano 2015. Per la prima volta nella storia delle Esposizioni Universali, il grande Evento internazionale è stato preceduto da un ampio dibattito nel mondo scientifico, nella società civile e nelle istituzioni sul tema di Expo Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. Questo intenso e profondo processo ha portato per volontà del Governo italiano alla definizione della Carta di Milano: un documento partecipato e condiviso che richiama ogni cittadino, associazione, impresa o istituzione ad assumersi le proprie responsabilità per garantire alle generazioni future di poter godere del diritto al cibo.

Infatti, attraverso un percorso partecipato, i maggiori esperti italiani e internazionali hanno contribuito a identificare le principali questioni che interessano l’utilizzo sostenibile delle risorse del Pianeta.

In particolare, i grandi temi affrontati dalla Carta di Milano sono quattro, tutti inseriti all’interno della cornice del diritto al cibo:

– quali modelli economici e produttivi possano garantire uno sviluppo sostenibile in ambito economico e sociale

– quali tra i diversi tipi di agricoltura esistenti riusciranno a produrre una quantità sufficiente di cibo sano senza danneggiare le risorse idriche e la biodiversità

– quali siano le migliori pratiche e tecnologie per ridurre le disuguaglianze all’interno delle città, dove si sta concentrando la maggior parte della popolazione umana

– come riuscire a considerare il cibo non solo come mera fonte di nutrizione, ma anche come identità socioculturale.

I singoli cittadini, le istituzioni, le associazioni, le imprese, sottoscrivendo la Carta di Milano, si assumono responsabilità precise rispetto alle proprie abitudini, agli obiettivi di azione e sensibilizzazione e chiedono con forza ai governi e alle istituzioni internazionali di adottare regole e politiche a livello nazionale e globale per garantire al Pianeta un futuro più equo e sostenibile.

Cremona rappresentata all’Expo delle Idee

Sette Comuni per ‘Da Monteverdi a Verdi’, abbiamo firmato il protocollo a Expo

Due date e sette luoghi di interesse: i compleanni dei due celebri Maestri – 15 maggio e 10 ottobre – e Cremona, Piacenza, Parma, Busseto, Villanova sull’Arda, Castelvetro Piacentino e Podenzano: il territorio dove vissero o operarono. Concerti, percorsi culturali, turistici ed enogastronomici, mostre e sagre tipiche invitano a riscoprire il territorio e la sua storia sulle orme di Monteverdi e Verdi.

Sette Comuni di due regioni diverse, Lombardia ed Emilia Romagna, hanno sottoscritto nel giorno del compleanno di Claudio Monteverdi un protocollo d’intesa per la valorizzazione e il sostegno culturale e turistico dei territori e per creare sinergie tra diversi segmenti turistici: il turismo culturale e musicale, il turismo slow legato alla navigazione fluviale ed ai percorsi cicloturistici, il turismo enogastronomico.

Eravamo presenti con l’Assessore Barbara Manfredini. Per Piacenza il sindaco Paolo Dosi e l’Assessore Tiziana Albasi, per Parma l’Assessore Cristiano Casa, per Busseto il sindaco Maria Giovanna Gambazza, per Castelvetro Piacentino il sindaco Luca Giovanni Quintavalla e l’Assessore Luigi Fontana, per Podenzano il sindaco Alessandro Piva, per Villanova il sindaco Romano Freddi.

Nel protocollo ci sono gli eventi, certamente, ricchissimi e di qualità. Dal Festival Monteverdi curato dal Teatro Ponchielli dal 15 maggio al 1° giugno tra Cremona, Mantova e Venezia al Festival Verdi a ottobre tra Parma e Busseto, dove l’opera allestita al Testro Giuseppe Verdi è il Rigoletto. Dall’opera verdiana ‘I due Foscari’ con il celebre baritono Leo Nucci eseguita per la prima volta a Piacenza in forma di concerto al Teatro Municipale il 22 e il 24 maggio al concerto di musiche verdiane nel parco di Isola Giarola il 21 giugno, per la ‘notte più corta dell’anno’ a Villanova sull’Arda. Dal concerto d’organo alla Chiesa di Croce S. Spirito di Castelvetro Piacentino il 15 agosto alla serata musicale presso la Corte Antica La Faggiola di Podenzano il 22 luglio, ampia sezione a tema verdiano con concertistica degli allievi del Conservatorio ‘Nicolini’ di Piacenza.

Tanti, tantissimi concerti, accanto ad eventi collaterali e visite guidate. Non solo musica, però. Nel circuito c’è il cicloturismo a Busseto, Castelvetro Piacentino, Cremona e Piacenza, ci sono le visite al Parco fluviale di Isola Giarola e del lancone a Villanova sull’Arda, la navigazione sul fiume, il programma di ‘Visitare con gusto’ i luoghi verdiani a Busseto, le aziende di produzione della Bassa Parmense, la Strada del Po e dei Sapori della Bassa piacentina, la Strada del gusto cremonese.

Un circuito sovraregionale che unisce territori diversi nel nome della cultura e del turismo. Perché non abbiamo bisogno di spiegare chi sono Claudio Monteverdi e Giuseppe Verdi, ma abbiamo bisogno di collocarli geograficamente per presentarci con un’unica voce sui mercati nazionali e internazionali, per accrescere sempre in qualità e in sinergia, per attirare sempre maggiori visitatori nei nostri territori, protagonisti indiscussi di quel Recitarcantando e di quel Belcanto che hanno fatto storia nel mondo.

Un evento importante in un contesto unico che sancisce l’unione di città diverse nel nome del fiume Po, della musica e dell’enogastronomia per lanciare il nostro territorio nei mercati internazionali. Ringrazio tutti i sindaci e il nostro Assessore Barbara Manfredini che ha coordinato il lavoro. Andiamo avanti così perché c’è tanto da fare in termini di sinergie e di promozione.

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Nei fatti di Milano abbiamo rivisto la violenza del 24 gennaio. Lettera a Maroni: attenzione della Regione anche a Cremona

Apprezzando ciò che ha annunciato dopo i fatti di Milano, ovvero lo stanziamento di 1,5 milioni di euro per risarcire i danni, Le chiediamo di tenere conto anche della ferita subita da Cremona. Così abbiamo scritto in una lettera inviata al Presidente della Lombardia Roberto Maroni e ai consiglieri regionali Agostino Alloni, Carlo Malvezzi e Federico Lena, chiedendo un’attenzione della Regione anche alla città per i danni subiti il 24 gennaio scorso.

Abbiamo assistito con sgomento a quanto accaduto il 1° maggio 2015 a Milano. Eravamo, come Lei, all’inaugurazione di Expo quando alcuni delinquenti, a volto coperto, hanno riversato la loro violenza stupida nelle strade milanesi, riempiendo di fumo di odio le case di molti cittadini. In quelle vetrine frantumate, in quelle scritte sui muri, in quei caschi neri, Cremona ha rivisto i momenti vissuti il 24 gennaio scorso quando centinaia di persone si sono mascherate e hanno devastato alcune vie della nostra città, ostaggio per alcune ore di questi vigliacchi violenti per una sorta di ‘anteprima’ di quello che poi abbiamo visto a Milano. Stessa matrice, stessa dinamica, stessa violenza insensata. Eravamo dentro il comando della nostra Polizia Locale quando lo hanno assaltato, distruggendone l’ingresso e così ferendo al cuore la nostra istituzione.

Immediatamente dopo la devastazione ci siamo messi al lavoro per ripulire le strade, sistemare i cartelli divelti, riparare gli ingenti danni subiti al comando. Così hanno fatto molti, moltissimi cittadini e commercianti cremonesi: tra la rabbia, l’indignazione e la voglia di ricominciare subito, si sono adoperati per sistemare quanto era stato rotto, per ridare dignità ai propri luoghi feriti. Ma pubblici e privati hanno subito danni ingenti e alcuni edifici portano ancora i segni di quelle terribili ore. Abbiamo affrontato i momenti precedenti e successivi, in stretta sinergia con Prefettura, Questura e forze dell’ordine, grazie alle quali quel 24 gennaio siamo riusciti a circoscrivere la furia violenta in una zona della città e ad evitare che si riversasse nel centro storico.

Lo abbiamo detto subito, come reazione a quei fatti. Cremona è città della pace che ripudia ogni forma di estremismo violento e che vuole lavorare, e lo stiamo già facendo, per una convivenza più giusta.

E sullo stanziamento di 1,5 milioni di euro promesso da Maroni per risarcire i danni subiti da Milano, abbiamo chiesto a Maroni di tenere conto anche della ferita subita da Cremona. Un ferita che fa ancora male, ma che insieme come istituzioni e come città stiamo affrontando, ritrovando un senso profondo di comunità, ricostruendo luoghi di sana partecipazione, crescendo in cultura e in senso delle istituzioni, riaffermando con determinazione e con forza che fare democrazia oggi, antifascismo oggi, significa ricercare strade di non-violenza. In questo, la politica ha un’enorme responsabilità: quella di governare bene e di farlo con uno stile sempre costruttivo, proponendo anche di fronte all’insensata violenza una risposta di speranza e di lavoro per il bene comune.

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