Famiglia, Galimberti: ‘La coerenza è innanzitutto con la vita’

Per raccontare ciò in cui uno crede, le parole a volte non servono. La coerenza è innanzitutto con la vita, fatta anche di limiti e difetti, trasparente e semplice. Sono sposato con Anna da 18 anni. Per dono ci sono stati affidati tre figli. Il centro della mia vita è il momento in cui siamo insieme a raccontarci che cosa è successo nelle ore normali del giorno, gli errori commessi e le cose imparate. 

Da sempre ascolto il racconto intenso del Vangelo: non ho pretesa di imporre alcuna visione, ma so che è racconto di vita e non innanzitutto morale. Desidero ascoltarlo nella storia quotidiana, anche di una città. La storia di una città è fatta di famiglie unite e forti, di famiglie divise e spezzate, di convivenze e di coppie e occorre avvicinarsi a tutte, a tutte chiedere responsabilità e proporre sostegno. 

Le famiglie sono spezzate e nelle famiglie la vita spesso non è accolta anche a causa di una cultura individualista, che mette il denaro e i propri interessi al centro di tutto. Quanta ipocrisia nella parole di chi dice di difendere la famiglia e la vita e poi propone modelli di egoismo e chiusura.

So che quando due genitori crescono un bambino, magari con handicap, hanno bisogno di una società giusta, in cui il diverso e il debole siano accolti, gli insegnanti di sostegno siano presenti e lo sviluppo economico sia unito alla coesione sociale. 

Ho costruito una coalizione seria per le prossime amministrative, non mi sono mai nascosto, sempre alla luce del sole: si possono non condividere affermazioni di alcuni (e certe affermazioni non le condivido), ma la ricerca di una società di giustizia e la cura del più debole, la primazia di onestà e legalità ci uniscono ed è moltissimo.

La dottrina sociale e il Concilio me lo hanno insegnato: è importante saper costruire pezzi di strada insieme, anche con culture diverse, aprire la mente all’incontro e al confronto con tutti, mai paura del dialogo, se il desiderio di servire è comune e servire innanzitutto i più fragili.

Mi tengo lontano da ogni violenza verbale, da ogni condanna per chi non la pensa come me. In questi giorni ho ricevuto messaggi (davvero pochi in realtà), che mi coinvolgono anche negli affetti più cari, con accuse di ipocrisia e connivenza col male. Qualcuno pensa di avere la verità in tasca e giudica e condanna senza conoscere. Forse se tutti insieme imparassimo a uscire da logiche di contrapposizioni, se provassimo ad ascoltare quello che l’altro dice, forse se ricominciassimo a parlarci, imparando anche a dubitare di una stampa, che funziona spesso per slogan (a volte mentendo) e lavora spesso solo per attaccare e colpire (soprattutto chi non sta col più forte), forse se facessimo insieme questo sforzo di civiltà, la nostra società sarebbe migliore e la politica potrebbe davvero operare per il bene di tutti, delle nostre famiglie, dei nostri figli, a partire da quelli più deboli e fragili. Dai deboli io ho imparato una cosa: rimetterli al centro significa raccontare un buon racconto per tutti. È quello che con impegno e coerenza sto cercando di fare.

Gianluca Galimberti