Gruppo Maschio, servono certezze su posti di lavoro, piano industriale e merceologia

Abbiamo incontrato in Comune il Gruppo Maschio e i sindacati, alla presenza anche della Camera di Commercio e della Provincia.



Il Gruppo Maschio si è insediato a Cremona nel gennaio 2014, dopo soli due anni l’azienda ha rappresentato alla nostra Amministrazione, a fronte di un cambio di destinazione d’uso a grande distribuzione dell’attuale area su cui sorge lo stabilimento, la possibilità di spostare l’insediamento con l’obiettivo dello sviluppo dell’azienda stessa. Dopo altri due anni, la settimana scorsa, ci è stata rappresentata dall’azienda un’altra situazione, completamente diversa: a fronte di una criticità economica finanziaria che si trascina fin dal 2014, lo spostamento, in ogni caso non significherebbe sviluppo, anzi comporterebbe il taglio di 50 dipendenti. Questa è stata la sorpresa negativa che ha cambiato ovviamente lo scenario su cui, pur con tutte le cautele rispetto ad un cambio di destinazione, si era ragionato fino ad allora. Come Amministrazione, infatti, abbiamo la grande responsabilità di un’intera città e non di una sola parte. L’Amministrazione non fa nessun accordo sulle teste dei lavoratori e delle loro famiglie, soprattutto se si parla di posti di lavoro e in particolare se la prospettiva è al ribasso. In ogni caso il percorso non è mai stato e non sarà mai una questione di rapporto bilaterale tra Comune e azienda, ma deve avvenire con il coinvolgimento del territorio, delle parti sociali ed economiche, a maggior ragione in questo nuovo scenario.

Noi siamo sempre stati interessati ad un discorso di sviluppo e lo abbiamo sempre dichiarato. Il cambio di destinazione d’uso a grande distribuzione che ci ha chiesto l’azienda all’interno della recente variante – lo abbiamo detto molto chiaramente fin dall’inizio – contraddice gli indirizzi che ci siamo dati perché è una questione che riguarda la sostenibilità economica dell’intera città. Tuttavia, a fronte di un rilancio dell’azienda non abbiamo chiuso le porte e innanzitutto abbiamo fatto proposte alternative (sempre rifiutate). Abbiamo anche individuato uno strumento, che è quello dell’accordo di programma per il quale abbiamo già fissato un incontro in Regione, per avviare un percorso risolutivo che però deve avere condizioni imprescindibili e certe: garanzie occupazionali, rassicurazioni e certezze circa la tipologia merceologica relativa all’eventuale insediamento commerciale, piano industriale, garanzie di permanenza e di sviluppo dell’azienda sul territorio e coinvolgimento degli attori del territorio stesso. Non chiudiamo la porta all’azienda, dunque, ma chiediamo certezze e chiarezza e, prima di tutto, che sia aperto un tavolo di confronto tra impresa e sindacati sulla questione dell’occupazione che è per noi fondamentale.


Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Pin on Pinterest0Share on Tumblr0Email this to someone