Incontro Cambonino
“Questione periferie
riguarda tutta la città”

Il candidato alle primarie di 'Fare nuova la città' ha incontrato un gruppo di residenti. Disagio giovanile, intercultura, impoverimento dei centri di aggregazione, i temi toccati



Gianluca Galimberti, candidato alle primarie di ‘Fare nuova la città’, ha incontrato, nella serata di lunedì al Cambonino, alla sala di ritrovo del comitato 4, alcuni residenti del quartiere di periferia. “Ho tantissimo da imparare rispetto ad alcuni contenuti di questo quartiere ha esordito Galimberti – Da quanto ho letto nei verbali del comitato e da quanto alcuni mi hanno raccontato, ci sono questioni chiave: questo quartiere anche nella sua urbanistica rivela ricchezze e difficoltà; ha vissuto molta partecipazione civile e molta marginalizzazione; le problematiche non risalgono agli ultimi cinque anni, ma a molto prima; al Cambonino, come anche nel resto della città, il tema della casa riassume in sé tematiche forti di convivenza e sicurezza. Dunque l’altra grande questione è quella del welfare. In città questo quartiere rappresenta molto più di altri quartieri un caleidoscopio di problematiche molto faticose per chi ci vive”.

Disagio giovanile, intercultura, impoverimento dei centri di aggregazione, gli altri temi toccati da Galimberti che ha evidenziato le questioni degli orti sociali, delle panchine, del verde pubblico, della farmacia (“risolta con un servizio di trasporto pubblico che oltre ad andare all’Ipercoop, ritorna”, ha spiegato il presidente del comitato).
“L’ultima tematica grandissima – ha proseguito Galimberti – è quella più generale del lavoro e dello sviluppo. Questa parte della città è chiusa su di sé, ma è quella più aperta, nel senso che va verso tutta la parte espansiva della città. La questione del lavoro in città non può vedere una settorializzazione nell’analisi. Non si può afrontare “il lavoro al Cambonino”, ma si deve puntare ad un rilancio complessivo della città. Le questioni di un singolo quartiere sono specifche, ma dobbiamo cominciare a pensare ai nostri problemi come quelli di tutti. Lo sviluppo e la coesione sociale nelle periferie riguarda anche il centro e viceversa. La città si rilancia se c’è un approccio unitario”.

Tanti gli interventi dei residenti presenti sulla demografia del quartiere, sulla presenza di comunità straniere (“difficile incontrarli perché ci sono divisioni forti tra di loro”), pacchi alimentari e scelte sulla scuola come il tempo lungo prolungato e l’aumento del costo dei pasti.

“Questi problemi – ha concluso Galimberti – si afrontano innanzitutto non negandoli: l’accoglienza funziona se c’è molto realismo. Secondo, ripensando il welfare in termini di prossimità e vicinanza. Se istituisco un fondo di solidarietà per venire incontro a distacchi, affitti e difficoltà, questo non funziona senza un ritorno. Bisogna mettere a disposizione il denaro a patto che le persone si lascino un po’ aiutare ad assumersi responsabilità. Per farlo servono un Comune più vicino ai territori, logiche di coprogettazione col terzo settore, interlocuzione con realtà già esistenti. Se la scuola non riesce a dare risposte, se cadono i presidi educativi, noi non ne usciamo più. Come città, non solo come Cambonino”.


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