Fiera, la migliore garanzia degli investimenti è il rilancio. Ecco l’equilibrio tra tutele e crescita

Oggi sul quotidiano La Provincia un mio intervento sulla questione rilancio e modifiche allo statuto della Fiera. In Giunta abbiamo dato l'ok al documento di indirizzo, in votazione in Consiglio comunale il 26 aprile.



Il prossimo 27 aprile ci sarà l’Assemblea di CremonaFiere che si esprimerà sulle modifiche allo Statuto. E’ un passaggio importante per la Fiera e per Cremona. Si tratta di scelte fondamentali su cui la classe dirigente della città (istituzioni, categorie e enti privati) sta lavorando da molto tempo, fin dal piano strategico votato dal Cda nel giugno del 2017, anche confrontandosi duramente e sempre, sempre, per l’Amministrazione comunale e per molti dei soggetti coinvolti è così, con l’obiettivo del rilancio della Fiera, pilastro dello sviluppo del territorio. Un pilastro che è vivo, ora, ma che ha bisogno in tempi stretti di nuovo capitale (e non è possibile recuperalo sul territorio) e di nuove alleanze, per salvaguardare il patrimonio e anzi per farlo crescere. Solo Fiere con capitale adeguato e alleate con Fiere forti reggeranno la competizione, le altre moriranno o sono già morte. E costruire alleanze che, anche sulla Fiera, legano il nostro territorio ad altri territori limitrofi ci rende più forti e capaci di produrre sviluppo e lavoro.

Per costruire alleanze e ricapitalizzare occorre cambiare lo statuto perché – chi ha un minimo di esperienza di gestione amministrativa lo sa bene – non si possono, per esempio, costruire sinergie con un socio che entra mettendo capitale, se si limita al 25% la detenzione del capitale sociale e dunque il diritto di voto. Altrettanto difficile è immaginare che il Cda della Fiera abbia forza nel fare le trattative se composto da ben 17 membri: ridurre i membri del cda in modo consistente non solo è del tutto ragionevole, ma vuol anche dire costruire le condizioni perché un’azienda sia davvero azienda, capace di rapportarsi ad altre realtà aziendali secondo logiche efficienti.

Il Cda della Fiera del 29 marzo ha scelto di intraprendere questo percorso. Lo ha fatto compattamente con il solo parere negativo della Coldiretti, contraria – almeno secondo quanto dichiarato nel Cda – per le tempistiche, non nel merito. Tutti gli altri hanno votato a favore della nuova bozza di statuto, compreso l’ex Assessore regionale in quota Lega Giovanni Fava. Una bozza, appunto.

E qui, ci tengo a ribadire il ruolo e la responsabilità che, a capo degli enti pubblici, stiamo con impegno e passione esercitando. Il Comune, insieme a Provincia e Camera di Commercio, ha investito, in tanti anni, moltissime risorse nella Fiera, che è una spa, non un ente pubblico, e che risponde a logiche di mercato e di stringente concorrenza. La Fiera di Cremona deve fare i conti con una situazione che vede la Fiera di Lodi avviarsi verso la chiusura a causa dei debiti e quella di Reggio Emilia in vendita attraverso un’asta giudiziaria. In questo contesto davvero critico che non può essere ignorato da nessuno, a partire da quanto di buono comunque è stato fatto dalla nostra Fiera, come Comune abbiamo due priorità: da una parte rendere l’azione della Fiera più efficiente e più efficace per garantire il suo futuro e dall’altra immettere tutte le tutele, previste anche dalle norme, per salvaguardare gli investimenti pubblici fatti in tanti anni. Sono due obiettivi che devono, lo ripeto devono, ed è fondamentale, essere tenuti insieme. Con una premessa di fondo, sostanziale: la garanzia più grande per gli investimenti che in questi anni il Comune di Cremona e i cittadini cremonesi hanno fatto è che la Fiera non chiuda i battenti e che continui a crescere. E la ricapitalizzazione e le alleanze sono indispensabili se vogliamo che la Fiera viva e si rilanci.

Veniamo alla bozza approvata il 29 marzo. A partire da quella, come è giusto che sia essendo bozza, come Amministrazione comunale abbiamo continuato, con il supporto dei tecnici, un serio lavoro di approfondimento, condotto in stretta sinergia con Provincia e Camera di Commercio e in interlocuzione con Fiera e altri membri del Cda. Al termine di questo lavoro, siamo nelle condizioni di proporre al Consiglio comunale un documento di indirizzo che terrà insieme sviluppo della Fiera e ruolo del Comune. L’auspicio è che l’equilibrio trovato possa essere accolto positivamente da tutte le forze politiche. 

La Fiera, infatti, non è un campo di battaglia tra categorie o tra forze politiche. Non è e non deve esserlo. E’ un grande patrimonio della città che deve essere da tutti salvaguardato e per essere salvaguardato prima di tutto non deve morire, rilanciandosi verso nuove prospettive. E’ l’ora del cambiamento questa. Per una Fiera più forte, capace di competere sempre di più a livello nazionale e internazionale e di valorizzare le nostre eccellenze. A vantaggio della città e di tutto il territorio!


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