Welfare di comunità

Oggi occorre ripensare all’idea di welfare. Di fronte ad un calo di risorse servono nuove logiche gestionali, anche di risparmio economico e di efficienza di programmazione e intervento, ma soprattutto serve individuare quali siano le nuove e reali risorse: sono le risorse di comunità!



Tutti i progetti che descriviamo in queste pagine relative all’idea «Cremona crea comunità» sono in realtà funzionali alla costruzione di un welfare di comunità. Ora approfondiamo questo tema strategico. Oggi occorre ripensare all’idea di welfare. Di fronte ad un calo di risorse servono nuove logiche gestionali, anche di risparmio economico e di efficienza di programmazione e intervento, ma soprattutto serve individuare quali siano le nuove e reali risorse: sono le risorse di comunità!

Quando parliamo di welfare di comunità intendiamo proprio questo: «costruire insieme» un tessuto sociale forte, fatto di reti di relazioni che sappiano fondare una buona convivenza, prevenire, sostenere fragilità. La stessa comunità europea investe in queste nuove logiche, mettendo a disposizione risorse utili a sostenere un welfare di comunità.

Gli Enti Locali, con le loro figure e le loro funzioni di riferimento, come già descritto, possono e devono poter coordinare le energie nel territorio, valorizzando le risorse già presenti, costruendo reti di comunità, sostenendo la centralità delle famiglie quale luoghi privilegiati di relazioni.

Sono necessarie nuove logiche che possano orientare le scelte.

– Occorrono logiche di progetto oltre la semplice assistenza: azioni di prossimità, percorsi di accompagnamento, costruzioni di relazioni significative per costruire una convivenza giusta.

– Occorrono logiche di ascolto dei territori e delle loro risorse per attuare reali progetti di aiuto alle persone e ai loro ambiti familiari e vitali.

– Occorrono logiche educative, per sostenere e potenziare presidi già presenti, con un’attenzione forte alle varie esperienze (sport, oratori, associazionismo…). In particolare rispetto ad adolescenti e giovani occorre supportare presidi educativo/preventivi che sappiano intercettare forme di disagio prima che si trasformino in atti di vera devianza. In particolare il frequente nomadismo di gruppi di adolescenti da un luogo ad un altro rende gli interventi non legati solo ad un territorio e implica quindi una visione cittadina complessiva, che impone al comune il ruolo di protagonista nella regia per individuare e sostenere presidi, interventi educativi e preventivi. Ma sono presidi anche gli spazi per bambini in città. Per rendere concreta l’idea di una città a misura di bambino intendiamo sostenere il progetto “area gioco più sicure”: serve una mappatura delle aree gioco a Cremona e individuare interventi opportuni di miglioramento e messa in sicurezza.

– Occorrono logiche di convivenza e di cultura per promuovere spazi di apprendimento di nuovi valori di coesione sociale (vedi anche punti successivi).

– Occorrono logiche di cittadinanza per affermare in modo costruttivo i temi della multiculturalità e delle migrazioni. Se le scelte per un welfare di comunità riguardano tutti i cittadini cremonesi e le persone che qui abitano, indipendentemente da cultura e provenienza, è necessario oggi affrontare concretamente la questione dell’integrazione degli Immigrati residenti, valorizzando le diversità, le differenti storie, i diversi approcci culturali, che determinano condizioni di relazione differenti. La multiculturalità in generale può rappresentare per Cremona una opportunità. Pertanto è importante favorire il confronto, il dialogo con gli immigrati e tra gli immigrati in una logica di inclusione e promuovere la loro auto-interpretazione e la loro partecipazione democratica alla vita della città, nei loro diritti e nei loro doveri, facilitando il protagonismo e la reale cittadinanza. Un’attenzione particolare va dedicata al tema delle seconde generazioni, per condividere percorsi di impegno e responsabilità civica. Non si negano a volte anche fatiche e difficoltà, ma l’unica strada è quella della ricerca di incontro e di strade possibili di integrazione.

– Occorrono logiche di affermazione dei diritti della persona: la giustizia è il valore su cui fondare la città di Cremona. È per giustizia che si devono rendere veri il diritto di un bambino a realizzare in pienezza il proprio percorso; il diritto di un genitore (e di una madre in particolare) a crescere suo figlio, anche se solo e in difficoltà; il diritto di una famiglia a trovare per i propri figli spazi costruttivi di crescita; il diritto di una donna a vivere in una società non maschilista; il diritto di un anziano a trovare accompagnamento e sostegno e strutture buone che possano accoglierlo e sostenere lui e la sua famiglia … Alcuni diritti vanno affermati con particolare forza: ad esempio il diritto alla scuola fin dall’infanzia o il diritto alla cittadinanza per i figli nati in Italia. Più in generale, ogni diritto ha una sua specificità e va pertanto considerato nel suo contesto ben preciso. Occorre essere molto concreti nell’amministrare una città e sapere quali sono le possibilità di intervento e di azione. E occorre inserire ogni diritto sempre nel contesto più ampio del tema centrale della convivenza giusta e dell’idea di bene comune. Ad ogni diritto corrisponde un dovere di rispetto del diritto dell’altro, un dovere per la comunità e tutti i suoi rappresentanti a riconoscere i diritti degli altri e ad impegnarsi per dare il proprio contributo al bene di tutti. Rispetto ad alcune scelte che possono avere valore simbolico, riconoscendo la complessità di alcune questioni e la pluralità di sensibilità etiche dentro la città, ci facciamo garanti di una possibilità di confronto anche tra visioni differenti. Crediamo infatti che si debbano recuperare spazi di dialogo culturale (anche a partire dalle sedi istituzionali come il Consiglio Comunale), perché non sono le contrapposizioni spesso sterili, ma le opportunità di confronto civile, magari anche aspro, a far crescere una società e ad aprire nuovi possibilità di riconoscimento di diritti e di doveri.

Infine costruire un welfare di comunità significa saper leggere gli sviluppi di una società anche in termini di nuovi bisogni e di nuove povertà.

Sono necessarie logiche ed iniziative più efficaci per combattere quelle povertà generate dalle crisi, in particolare quelle legate alla condizione lavorativa. Tutta l’attenzione che avremo sul tema del lavoro e dell’integrazione al reddito (vedi altri progetti) è anche per dare una risposta seria a questi temi. In particolare poi un’attenzione particolare andrà riservata alle nuove dipendenze tra cui il dramma del gioco d’azzardo, da affrontare in un contrasto forte accanto ad associazioni e realtà che da tempo si occupano di questi temi.

Rispetto alla lettura di nuovi bisogni, in una città che invecchia, i giovani sono un “capitale” umano e sociale da valorizzare e, in alcuni casi da proteggere. Le attuali condizioni lavorative locali, nazionali e regionali, non facilitano l’attuarsi per un giovane dei propri percorsi di autonomia economica , sociale e relazionale, mettendo a dura prova le opportunità di cittadinanza e di coesione. Come in altre città, il rischio è la dispersione di un capitale giovane qualificato in termini culturali e professionali. Diventa pertanto necessario, attraverso un piano integrato di interventi mettere a sistema le opportunità oggi presenti, leggendo la questione giovanile in modo trasversale ai vari ambiti delle politiche locali (istruzione, formazione, lavoro, accesso al credito, accesso alla casa, tempo libero, politiche familiari, ambiente, cultura, impegno civico, volontariato…). Al tempo stesso, per realizzare questa pianificazione occorre investire in azioni strutturali, capaci di intercettare risorse nazionali ed europee finalizzate a far circolare competenze e migliorare la qualità dell’innovazione che i giovani possono portare naturalmente alla propria comunità. Rimandiamo ai progetti sul lavoro per un ulteriore approfondimento.

Per un welfare di comunità, come già ricordato, è necessario ripensare al rapporto tra l’istituzione pubblica e il privato sociale. L’adozione di strategie e strumenti di co-progettazione può favorire, come auspicato dalla Comunità europea, la realizzazione di progetti di welfare che, ottimizzando le risorse in gioco, permettano la sostenibilità e la continuità nel tempo del sistema di welfare attivato.

Scarica pdf ‘Cremona crea comunità’


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  • Lucia Monterosso

    Mi piacerebbe vedere più progetti di aggregazione per le mamme con bimbi fino a tre anni che non frequentano il nido. Fino a qualche anno fa c’era il Centro Gioco (bellissima esperienza di svago e formazione per genitori con bimbi seguiti da educatrici), in primavera Cremona dei Bambini, qualche corso. Ora c’è veramente poco. C’è qualche riferimento negli oratori dove è presente un'”area-baby” attrezzata, ma questi non potrebbero diventare punti di riferimento per un servizio organizzato nei vari quartieri nell’ottica di una collaborazione “Comune-oratori”?
    Oltretutto sono diminuite le iscrizioni agli asili nido e di conseguenza sono aumentate le famiglie con un figlio in casa fino all’ingresso nella scuola materna. Le educatrici dei nidi non più in organico (per la diminuzione degli iscritti) non avrebbero le competenze per offrire in alcuni giorni feriali un servizio diverso che crei comunità fra le famiglie?
    Per lavoro frequento molte mamme con bimbi piccoli e mi accorgo che sono (siamo…) sempre alla ricerca di qualcosa da fare per far passare la giornata, soprattutto d’inverno e soprattutto al primo figlio (lo stesso vale per i nonni che si occupano a tempo pieno del bambino…)

  • marco verani

    Gioco azzardo nuova dipendenza ed emergenza sociale. Slot machines ed gratta e vinci stanno disgregando le nostre comunita’: 1450 euro spesa pro-capite (infanti inclusi) in gioco d’azzardo all’anno!!

    Dossier di Libera a
    http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/9%252F0%252F2%252FD.789b1406ff9741fc1c3a/P/BLOB%3AID%3D62