Un comune vicino

Oggi occorre ripensare l’accesso ai servizi, rivedendo le strutture e le modalità dei punti di accesso (ad esempio il POIS) per orientarle verso logiche di accompagnamento e di comunità. Occorre quindi superare l'impostazione autoreferenziale e prevalentemente incentrata sulla gestione della pratica, che pare avere assunto attualmente il servizio e mettere in atto scelte capaci di essere accanto ai cittadini e di costruire comunità, estendendo tali scelte via, via fino all'ambito distrettuale.



– Oggi occorre ripensare l’accesso ai servizi, rivedendo le strutture e le modalità dei punti di accesso (ad esempio il POIS) per orientarle verso logiche di accompagnamento e di comunità. Occorre quindi superare l’impostazione autoreferenziale e prevalentemente incentrata sulla gestione della pratica, che pare avere assunto attualmente il servizio, per rafforzare il ruolo dell’accesso come porta unitaria al sistema territoriale dei servizi da estendere via, via, all’ambito distrettuale. L’accesso deve diventare un momento relazionale, in cui gli attori istituzionali si presentano a chi ha bisogni e necessità, per indirizzare con efficienza verso una possibile soluzione dei problemi e costruire accompagnamento sociale ai progetti di vita e di autonomia. È necessaria quindi una riforma che preveda anche «porte di accesso» diffuse sul territorio, luoghi più informali di intervento periferici e decentrati.

Per questo occorre ripensare al ruolo e alle funzioni degli operatori sociali dentro una più ampia riorganizzazione dell’assetto dei servizi comunali. In ogni caso è sempre opportuno ripensare il rapporto con i soggetti del terzo settore e del pubblico sociale. La co-progettazione può diventare lo strumento giuridico e programmatico per definire le politiche di welfare locale, secondo logiche di corresponsabilità, di riconoscimento di risorse e competenze diffuse. In questo modo, le realtà di terzo settore vengono riconosciute nella loro vera caratteristica di soggetti del territorio, non più solamente esecutori, ma attivi protagonisti della progettazione sociale, nelle sue diverse fasi (dagli obiettivi, alla realizzazione, alla valutazione). L’Ente locale mantiene la regia e potenzia le politiche della comunità, riconoscendo nel terzo settore e negli altri attori della società civile (parrocchie, comitati di quartiere, gruppi spontanei di cittadini…) i partner qualificati per un nuovo progetto di welfare.

Per avvicinare il comune ai cittadini, deve essere rivista anche l’attuale organizzazione degli operatori al fine di liberare risorse e energie, sconfiggere approcci burocratici, garantire una maggiore presenza sul territorio e realizzare un effettivo lavoro di rete. A tal proposito andranno rivisti protocolli professionali e prassi di lavoro sia del pubblico che del privato sociale.

– Occorre perseguire una politica della compartecipazione al costo dei servizi sociali ed educativi da parte dei cittadini che sia improntata a criteri di equità e progressività, a tale scopo saranno verificati ed opportunamente modificati i criteri di accesso ai servizi attualmente in vigore. Saranno costruiti percorsi partecipativi finalizzati alla definizione dei livelli essenziali di assistenza, che l’Amministrazione comunale si impegnerà a garantire ai cittadini, tenendo conto dell’esistenza di diritti inalienabili, ad esempio il diritto all’istruzione fin dalla scuola dell’infanzia e sarà predisposta una carta dei servizi da costruire con il coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali e sociali interessati. Per definire questi strumenti a tutela dei cittadini e per garantire la massima trasparenza è necessario comprendere l’evoluzione del bisogno, si tratta di un tema non sufficientemente considerato in questi anni, che deve essere analizzato e valutato attraverso una collaborazione interistituzionale e multidisciplinare.

Le nuove povertà, oggi, sono principalmente legate alla mancanza di lavoro e quindi di reddito. Ci impegniamo a studiare forme di integrazione al reddito, attraverso il confronto con le buone prassi praticate in altre realtà e verificando le opportunità offerte dai livelli regionali, nazionali e dai bandi europei. È necessaria una amministrazione che sappia davvero coinvolgere il pubblico, il privato, gli istituti di credito in uno sforzo comune ed essenziale, perché questo periodo drammatico per molti possa essere affrontato da una comunità coesa e unita. Fondi di garanzia come quelli descritti nel progetto «Cremona crea lavoro», l’appoggio ad esperienze come il microcredito sono esempi da studiare e sostenere.

Proponiamo la costituzione di un fondo di solidarietà. Il fondo va costituito cercando tutte le possibilità di finanziamento anche attraverso bandi, il coinvolgimento del privato e delle banche. L’uso del fondo deve essere fatto dentro una progettualità che porti a responsabilizzare la persona, accompagnandola e aiutandola , dove necessario, a crescere nella capacità di gestione autonoma.

– Cremona vede un allungamento della vita dei suoi cittadini superiore alla media regionale e nazionale, pertanto le persone anziane sono una risorsa per la nostra comunità, ma anche una responsabilità di accompagnamento. La nostra realtà territoriale ha un rete di servizi per gli anziani di grandissimo livello: occorre continuare ad essere leader in questo settore.

La progettualità riguarda innanzitutto il riconoscere le grandi potenzialità di competenze, che hanno molti pensionati. Proponiamo quindi, sulla scorta di esperienze di altre città, anche a Cremona un Piano Locale Anziani, che abbia a tema anche la possibilità di rimettere in circolo il know-how delle generazioni precedenti anche ad uso di quelle più giovani e di tutta la comunità. Le attività di volontariato, che coinvolgono e valorizzano professionalità, interessi culturali e passioni sociali di molti pensionati, ancora del tutto attivi e pieni di risorse, vanno sostenute, incentivate, innovate, studiate e realizzate (alcuni progetti fanno riferimento proprio a queste possibilità).

Al tempo stesso occorre rendersi conto che l’invecchiamento della popolazione porta con sé lo sviluppo di nuove esigenze, che richiedono risposte varie, flessibili, tutte volte al maggior mantenimento possibile dell’autonomia delle persone.

In particolare l’Amministrazione comunale dovrà esplicitare con chiarezza i propri indirizzi verso l’azienda speciale “Cremona solidale” che svolge un ruolo fondamentale non solo verso molte persone anziane in condizioni di fragilità e verso le loro famiglie, ma anche rispetto a molte persone disabili e alle loro famiglie.

Il Comune deve definire un nuovo progetto strategico e di sviluppo delle potenzialità dell’Azienda, che, mantenendo la distinzione tra gestione patrimoniale e gestione dei servizi, conti sul rafforzamento della collaborazione tra Azienda speciale Cremona Solidale e Fondazione città di Cremona, che ha realizzato nelle strutture dell’azienda stessa un grande investimento. Riprendere in mano una progettualità precisa sulla nostra azienda “Cremona solidale”, che oggi è nelle condizioni di mantenere un soddisfacente equilibrio finanziario, significa cercare sempre risposte nuove ed efficaci anche in termini di coordinamento, di valorizzazione dell’esistente e di sviluppo di servizi che corrispondano ai bisogni socioassistenziali delle famiglie.

Nell’accompagnamento delle persone che hanno perso la loro autonomia e che hanno bisogno di supporti a livello personale e familiare, il Comune mantiene i propri compiti diretti di natura socioassistenziale e di regia nel più ampio sistema sociosanitario. In questo ambito occorre rafforzare la collaborazione con L’ASL, l’azienda ospedaliera, le associazioni dei medici di base e la molteplicità delle forme associative che intervengono nel campo dell’assistenza sociosanitaria, per garantire adeguati percorsi di accompagnamento , di tutela delle fragilità e di integrazione tra i servizi e gli interventi di natura sociale e sociosanitaria.

È necessario inoltre sostenere le famiglie che si fanno carico della cura di una persona non autosufficiente, migliorando l’assistenza domiciliare e l’integrazione sociosanitaria, garantendo efficaci precorsi di continuità assistenziale.

Occorre infine sperimentare forme di regolazione del mercato privato di cura familiare (assistenti familiari), sostenendo, attraverso l’erogazione di titoli sociali, le famiglie che assumono assistenti familiari con contratti regolari.

– Il Comune di Cremona deve rafforzare la propria funzione di guida e coordinamento anche nella gestione associata, con gli altri comuni del Distretto, del piano sociale di ambito. In questi anni questo ruolo si è appannato e l’azienda sociale consortile, costituita per la gestione unitaria e coordinata nell’ambito del distretto, delle azioni del piano di zona, senza una forte integrazione con il Comune capofila rischia di assumere un ruolo marginale e residuale.

E’ necessario pertanto, con particolare riguardo all’integrazione sociosanitaria, che il comune di Cremona riprenda una funzione di leardeship nel territorio in stretto raccordo con le altre istituzioni, anche a fronte dei mutamenti che saranno conseguenti al superamento delle Province e ai nuovi assetti che, in materia sanitaria e sociosanitaria, la Regione sta predisponendo.

Scarica pdf ‘Cremona crea comunità’


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  • Martina

    Secondo voi come si può pensare l’accesso ai servizi? È sufficiente una nuova pianificazione dei punti accessi e un accompagnamento o serve altro per rendere i servizi più “vicini” al cittadino?